di Marco Zucca - Sul fiume Clyde, nelle Lowlands centro-occidentali della Scozia, si trova Glasgow. La città, quarta del Regno Unito per grandezza, conta circa 600.000 abitanti, senza considerare la grande area metropolitana. È la capitale economica della Scozia e uno dei primi dieci centri finanziari del mondo, e accoglie un gran numero di turisti. Famosa per la sua università, istituita nel 1451 da Papa Nicola V, Glasgow è un centro elegante e conosciuto per la sua cultura. Il motto della città, tratto da una predica del suo patrono, San Mungo, recita: “Che Glasgow prosperi”. Glasgow possiede una lunga storia sportiva. Qui nel 1872 si disputò la prima partita di calcio internazionale: all’Hamilton Crescent del Club di Cricket della Scozia Occidentale andò in scena l’incontro tra la nazionale scozzese e quella inglese, terminato 0-0. Ma la città è conosciuta soprattutto per le sue due squadre, caratterizzate da una profonda rivalità: il Celtic FC ed il Rangers FC. I club danno vita alla stracittadina più vecchia al mondo. Viene chiamata “Old Firm”, che significa “Vecchia azienda”, o “Vecchio affare”, perché le due società sono tra le più antiche della Scozia e di tutto il Regno Unito. Una rivalità che sfocia in divisioni sociali, politiche e religiose. Il Celtic Football Club fu fondato il 6 novembre 1887 presso la Chiesa di Santa Maria ad East Rose Street, su iniziativa di Fratello Walfrid, un frate marista originario di Ballymote, villaggio irlandese della Contea di Sligo. La proposta del frate, almeno inizialmente, aveva scopo di carità: ci si rivolgeva infatti alla “Poor Children’s Dinner Table”, una sorta di organizzazione a sostegno dei cattolici della città. Il club rappresenta dunque la minoranza cattolica di Glasgow. Il nome “Celtic” venne scelto per richiamare le radici storico-culturali di natura celtica degli scozzesi e irlandesi, questi ultimi arrivati in massa in particolare agli inizi del ‘900. In quanto squadra supportata da un gran numero diirlandesi, la tendenza all’indipendentismo e all’odio verso gli inglesi è forte. Il soprannome “Bhoys”, invece, deriverebbe dall’usanza da parte di molte persone di chiamare i giocatori sin dai primi anni della nascita della squadra “bold boys”, ossia “ragazzi audaci”. La divisa del Celtic, a strisce orizzontali biancoverdi con pantaloncini e calzettoni bianchi, è conosciuta in tutto il mondo. Peculiarità fino al 1994 è stata la non presenza dei numeri sulle maglie: erano infatti stampati sui pantaloncini, davanti e dietro. Nello stemma ufficiale primeggia il quadrifoglio, chiaro riferimento allo “shamrock” irlandese. L’inno, “You’ll never walk alone”, è lo stesso dei tifosi del Liverpool. L’impianto che ospita le partite dei biancoverdi è il modernissimo Celtic Park. Situato nell’area Parkhead, può ospitare 60.832 spettatori. Venne inaugurato nel 1892 e ristrutturato oltre 100 anni più tardi, nel 1995. È il terzo stadio può grande del Regno Unito, dopo Wembley di Londra e l’Old Trafford di Manchester ed è chiamato dai supporters “The Paradise”. Per arrivarci bisogna passare nella zona chiamata Gallowgate, dove c’è una grande concentrazione di tifosi del Celtic. La compagine ha un grande seguito tra i cattolici irlandesi e allo stadio non è raro vedere stendardi dai colori rosso-verde-bianco. Nel 1967, il Celtic divenne il primo club britannico e nord-europeo a vincere la Coppa dei Campioni, fino ad allora prerogativa di club italiani, portoghesi o spagnoli. La società vanta un Palmares invidiabile: 49 Campionati scozzesi, 38 Coppe di Scozia, 18 Coppe di Lega Scozzese e una Coppa dei Campioni. Conta oltre 9 milioni di tifosi, non solo in Scozia ma sparsi in tutto il mondo. Il Rangers Football Club fu fondato nel marzo 1872 da parte dei fratelli Peter e Moses McNeil, da William McBeath e da Peter Campbell. L’anno ufficiale di fondazione fu tuttavia il 1873, quando si tenne il primo meeting annuale della società e vennero eletti i primi membri. Rappresenta la parte protestante della città di Glasgow. Nel 2012 il club fallì e venne messo in liquidazione: fu acquistato da una nuova società, “The Rangers Football Club Ltd” di Charles Green per la somma di cinque milioni e mezzo di sterline, pari a 7 milioni di euro, configurando così la cessione del ramo d'azienda e preservando la storia e l'identità del club. La squadra, ripartita dalla quarta serie, ha fatto ritorno nella Scottish Premiership. I Rangers, dal caratteristico colore blu “reale”, predominante anche nelle divise ufficiali con qualche richiamo bianco, sono la squadra calcistica più titolata al mondo: ben 116 trofei. Nel 2005 il club vinse il suo 51° titolo nazionale, divenendo la prima compagine al mondo a riuscire in quest’impresa. Sulle maglie di gioco lo stemma, sul quale è raffigurato un leone rosso che emette una lingua di fuoco, con sullo sfondo un pallone, è sormontato da 5 stelle, ognuna delle quali rappresenta 10 campionati vinti. Sullo stemma è inoltre scritto il motto della squadra: “Ready”, che significa “pronti”. Lo stadio che ospita le partite dei Rangers è Ibrox. Situato nell’omonimo quartiere della città, fu inaugurato nel 1899. Si tratta di uno dei 25 impianti europei che hanno ricevuto le 5 stelle UEFA. All’inizio del ‘900, tuttavia, l’impianto non era tra i più sicuri, anzi. Il 2 aprile 1902, in occasione dell’incontro annuale contro l’Inghilterra, 25 persone rimasero uccise e oltre 300 ferite a causa del crollo di una tribuna in legno, in quello che all’epoca fu il peggior disastro della storia del calcio. La ricostruzione cominciò nel 1928, nella forma che oggi conosciamo. Venne ristrutturato tra il 1978 e il 1981, dopo nuovi incidenti che vi furono nel 1971, a causa di una struttura ancora inadeguata e al sovraccarico delle tribune, e nel ’90-91. Oggi lo stadio è uno dei più sicuri d’Europa e può ospitare quasi 51.000 spettatori. Originariamente i tifosi dei Rangers erano in grande maggioranza di religione protestante e politicamente lealista nei confronti della Corona d’Inghilterra. Ora il tifo per la squadra blu è più variegato. Per lungo tempo, però, il divieto di ingaggiare giocatori cattolici fu causa di critiche e tensioni tra le tifoserie della città. Col passare del tempo, comunque, grazie all’arrivo di calciatori provenienti da Paesi di tradizione cattolica dell’Europa meridionale, in particolare Spagna e Italia, molte delle proteste hanno perduto peso e significato. Occorre comunque sottolineare che la “protezione” della Chiesa protestante ha garantito da sempre grande disponibilità economica al club. I giocatori dei Rangers vengono soprannominati “Teddy Bears” (“orsacchiotti”) per assonanza con “Gers” (diminutivo di “Rangers”), mentre i tifosi sono chiamati “Blue Noses” (“nasi blu”) dal colore delle maglie della squadra. Henrik Larsson, storico attaccante svedese del Celtic dal ’97 al 2004, avrebbe definito così il derby di Glasgow: “Dimenticate El Clasico, nulla è comparabile al pazzo Old Firm”. Da una parte i cattolici, indipendentisti (perché legati all’Irlanda) e conservatori; dall’altra i protestanti, lealisti verso la Corona e socialisti. “Fenian” contro “Hun”. Così si dividevano inizialmente i tifosi di Celtic e Rangers. A Glasgow non hai scelta: o tifi per gli uni, o tifi per gli altri. Ed è così anche tra i calciatori: se sei del Celtic, difficilmente ti trasferisci ai Rangers. Basti pensare che dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi solo 4 giocatori hanno vestito le maglie di entrambe le squadre. Se per strada capita di fermare un supporter e gli si chiede cosa pensi dei tifosi rivali, una delle risposte più naturali sarà: “Sono dei pezzi di merda!”. Se è dei Rangers dirà che i tifosi del Celtic sono irrispettosi, volgari, mentalmente disturbati e… irlandesi. Se è del Celtic dirà che odia a morte i biancoblu, e definirà il loro stadio “Fossa della merda”. Un concetto abbastanza chiaro. Bisogna stare attenti alle zone della città che si visitano, e anche ai pub che si frequentano. Si potrebbe essere aggrediti. Una volta un tifoso quindicenne del Celtic venne sgozzato mentre faceva ritorno a casa. Non è raro, inoltre, vedere tifosi biancoverdi che inneggiano all’IRA, l’“Irish Republican Army” che combatté la Guerra D’Indipendenza contro le forze britanniche.
© RIPRODUZIONE RISERVATA