di Simone Ducci - Alla fine non ce l’ha fatta Daniele Belardinelli, deceduto a seguito dei violenti scontri nel prepartita di Inter-Napoli. Il supporters nerazzuro, già capo ultras della frangia di tifo più estremista del Varese, è stato investito da un suv nero nell’agguato da lui organizzato, insieme ad altri tifosi, contro un pulmino di sostenitori napoletani. Nessun clima natalizio dunque nel mondo del calcio, che è tornato a macchiarsi dell’ennesimo fatto di cronaca nel lungo e triste derby tra civiltà e inciviltà. Ora però è necessario mettere un punto e dire basta. Non può servire rifugiarsi dietro un semplice “se l’è cercata”. Non può servire condannare solo a parole. Non può servire continuare a far finta di niente, sperando che questa malattia nel calcio possa autodebellarsi. Per vincere la partita bisogna ripartire seriamente dalle politiche sociali, così tanto snobbate in questo recente momento storico, reimparando il valore intrinseco dello sport. I guerriglieri devono tornare a fare i tifosi e gli scontri devono ridimensionarsi nei vecchi sfottò. Non serve darsi alle armi per portare a casa i tre punti, serve tifare per i propri beniamini. Anche su quest’ultimi pende l’obbligo di dare l’esempio. Bisogna che il calcio torni a una dimensione più genuina e più lontana dalla cultura dell’immagine che sta atrofizzando e segnando inesorabilmente i sogni e le speranze delle prossime generazioni. Intanto sabato tornerà puntuale la Serie A. Lutto al braccio e minuto di silenzio non potranno cancellare l’orrore oramai commesso. La tragedia di Belardinelli, perché di questo si tratta, potrà solo fornirci un assist imprevedibile per permetterci di segnare il gol decisivo e consegnare finalmente la vittoria alla civiltà.
© RIPRODUZIONE RISERVATA