di Leonardo Sasso - Gol all’esordio in nazionale. Grande gara a Parigi contro i campioni del Mondo sulla corsia di un certo Mbappè. Il 14 della Germania si chiama Nico Schulz. All’apparenza un comunissimo nome tedesco, nulla di cui interessarsi particolarmente se non per il talento calcistico. Ma per gli italiani di Ischia, per gli ischitani, questo ragazzone di 180 cm è molto di più. Il cognome di suo papà è D’Abundo. Figlio di un ischitano salito su in Germania per lavoro, come tante persone partite dall'isola in cerca di impiego e di fortuna, che poi ha trovato l’amore a Berlino dove sono nati i due ragazzi Nico e Gianluca. Nico ha scelto di giocare con il nome della mamma in quanto il matrimonio tra i genitori non è stato perfezionato, ma l’orgoglio per le proprie origini è rimasto inalterato, tanto che in una recente intervista ha dichiarato: “Quando ero bambino andavo in vacanza ad Ischia ogni estate con i miei genitori. Ischia mi piace moltissimo, è una bellissima isola. Il cibo è strepitoso. Adoro la pasta al forno di mia nonna. Non parlo benissimo l'italiano. Mio padre mi ha mostrato l'isola e mi fatto conoscere il calore e la mentalità degli italiani e degli ischitani in particolare.” La sfortuna per l’infortunio al crociato ne ha rallentato la crescita ma non lo ha fermato. La tempra tedesca unita a quella indomita ed orgogliosa dei “panzesi” dalla cui frazione, nel comune di Forio d’Ischia, arriva il papà, hanno fatto sì che il tecnico della Germania Joachim Löw puntasse forte anche sul ragazzo tedesco-ischitano per ricomporre i pezzi di una Nazionale che ha bisogno di ripartire dopo la delusione russa. Il rammarico per l’occasione persa dal Napoli questa estate è grande. Probabilmente anche attratto dal giocare per la squadra del cuore del proprio papà,
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