di Max Bambara - Per molti, i fatti degli ultimi giorni dimostrano come l’Uefa avesse perfettamente ragione sul Milan; stando ai fatti reali tuttavia, si scopre che l’Uefa aveva dubbi che si sono poi rivelati infondati. Parliamo della famosa “continuità aziendale” che, secondo i massimi vertici di Nyon, non poteva in alcun modo essere garantita da Elliott. Non più tardi di un mese fa infatti, in tanti fra giornalisti ed opinionisti hanno spiegato come Elliott non potesse in alcun modo garantire la continuità aziendale. Ebbene i fatti hanno invece dimostrato che così non era e che, sentenziare sulla proprietà del Milan, non aveva alcun senso in quanto il famoso closing del 13 aprile 2017 aveva già preparato una sorta di salvagente sicuro ed a prova di naufragio, qualora il veliero cinese non fosse stato in grado di affrontare la traversata dell’oceano. Così è accaduto, senza bisogno di aste, di procedure fallimentari, di giocatori venduti al ribasso per risanare le casse sociali. Bastava dar credito ad Elliott quando, in sede Uefa, aveva garantito per iscritto la continuità aziendale del Milan. A volte le cose troppo semplici vengono guardate con disprezzo perché non consentono ai “ciurlatori nel manico dell’ipocrisia” di giocare alla “caccia al sospetto”, sport particolarmente amato da un numero sempre maggiore di persone. Invece, a distanza di 3 giorni dal mancato versamento dell’aumento di capitale da parte di Yonghong Li, ecco il fondo Elliott escutere il pegno e presentarsi subito come proprietario del Milan. Non gestore, ma proprietario. Con progetti, idee, programmi a media-lunga scadenza, primissimi impegni formali e finanziari. La vita del Milan, come club sportivo, è così continuata anche senza il versamento dei 32 milioni di euro da parte del suo ex proprietario e proseguirà nel futuro altrettanto serenamente. Oggi, il Milan è un club solido, con un patrimonio giocatori importante che ha un valore doppio rispetto a due anni fa. Inoltre l’esposizione debitoria del club è diminuita ed è una delle più basse fra le grandi di Serie A. Questi sono i fatti, insieme alla famosa continuità aziendale che mai è stata in pericolo. Bastava prenderne atto. Ed invece, nel mondo parallelo dell’Uefa dove i processi alle intenzioni valgono più dei fatti, si è preferito mettere alla berlina un club storico che tanto ha dato al calcio europeo. Che gran peccato!
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