giudizi rino gattuso non vengono dal campo calcio non centra
Redazione Derby Derby Derby
di Max Bambara - Tanto rumore per nulla potrebbe essere l’inciso che meglio riassume quel che è avvenuto al Milan nelle ultime settimane. Ad ascoltare troppi megafoni orientati, sembrava infatti che la stagione rossonera fosse avviata sui sentieri del disastro. L’allenatore era sulla graticola già dopo la prima partita a Napoli in cui il Milan ha oggettivamente avuto meriti e demeriti, ma ha dimostrato comunque di potersela giocare con una delle migliori squadre della Serie A. Oggi tuttavia, i risultati sono dalla parte di Gattuso e la classifica sta lì a dimostrarlo. A volte si ha la sensazione, purtroppo, che Gattuso venga giudicato secondo parametri storici e non reali. Il Milan ha una storia immensa, incredibile, fatta di vittorie ed insegnamenti, basata sul gioco e sul piacere dell’estetica. Ma di quella storia non si può rimanere vittime. Essa deve rappresentare un punto di arrivo, non un parametro valutativo. Altrimenti viene falsata qualsiasi valutazione. Il Milan degli ultimi anni ha vissuto stagioni non positive, in cui persino la qualificazione all’Europa League è stata salutata come un traguardo (maggio 2017). In altri tempi, sarebbe passata sotto silenzio. A Rino Gattuso è stato chiesto, adesso, un obiettivo prestigioso ma non semplice, ossia riportare la squadra al quarto posto, permettendole di accedere ai gironi di Champions League 2019-2020, fondamentali per creare quel sentiero virtuoso sul quale il club rossonero ha voglia di incamminarsi. La squadra dell’anno scorso ha perso Bonucci in difesa, ma ha trovato Higuain davanti. Gli altri puntelli alla rosa stanno dando una mano, chi più e chi meno. Il calcio però non è matematica. Il calcio è sacrificio, sudore, studio, preparazione, sofferenza, conoscenze in continuo aggiornamento. Ogni stagione è diversa da quella precedente e quando si riparte si inizia sempre da zero. Al momento Gattuso è quasi in linea con gli obiettivi della società. Si trova al quarto posto in campionato ed è secondo in Europa League, in un girone in cui può obiettivamente arrivare primo. Al momento c’è solo un punto in meno quindi nei piani dell’allenatore, ossia il mancato pareggio col Betis, frutto di un rigore non dato nel finale che grida vendetta, tanto è grande l’ingiustizia che è stata protratta. Tuttavia, se eccettuiamo le minuzie, Rino Gattuso è lì. Si sta giocando la stagione e punta ad arrivare a marzo con l’obiettivo di essere ancora in corsa. C’è però un calcio figlio del campo ed un calcio figlio di altri contesti. Al primo pareggio, il secondo riempie il primo di insinuazioni e gossip. Di contenuti nemmeno a parlarne. Ed è proprio questo che fa male, perché il calcio vero è quello e soltanto quello che si gioca sul rettangolo verde. E chi ha la voglia ed il piacere di osservarlo potrà scorgere cose preziose su Rino Gattuso e sul suo Milan. Potrà vedere innanzitutto una squadra che sta col suo allenatore e che in 4 giorni si adatta a cambiare 3 volte modulo tattico per ovviare ad assenze pesanti. Potrà notare un allenatore che, a dispetto dei fanatici che lo dipingono come ciò che non è, ha un gusto del gioco molto marcato, accetta sempre il rischio di impostare l’azione da dietro anche sotto pressione e non rinuncia mai ad un impianto di gioco propositivo. Potrà prendere atto che il Milan di Rino Gattuso non specula, non perde tempo in situazioni di vantaggio, non cerca di guadagnare secondi di non gioco perché crede nel suo di gioco, al netto dei limiti che ancora ha e sui quali il suo tecnico non smette di lavorare. Potrà vedere soprattutto una squadra con un serio problema difensivo su cui sta lavorando ma che, di contro, ha il secondo miglior attacco delle Serie A. Gli argomenti del campo sono questi. Gli argomenti dell’extracampo fanno parte invece di un mondo al quale Rino Gattuso non appartiene, dove le voci e i pregiudizi albergano in resort immaginari a 5 stelle. Se le squadre si costruissero mettendo in discussione ad ogni battito di ciglia il lavoro degli allenatori giovani, oggi il Milan di Carlo Ancelotti non sarebbe nella storia. Perché prima di Manchester e di Atene c’è stato il primo anno di Carletto, dove ci sono stati i pareggi in casa, le sconfitte brucianti, la crisi di Shevchenko, gli infortuni di Inzaghi e Rui Costa. La pazienza è l’unica via per provare a costruire qualcosa nel calcio. Le presunte scorciatoie finiscono sempre con qualche burrone. Rino Gattuso merita fiducia per ciò che oggi è il suo Milan e per la voglia che ha di lavorare sui suoi limiti. Non merita di venire giudicato sulla base di megafoni puerili che diffondono veleni frullati ai pregiudizi. Gli allenatori con la bacchetta magica, d’altronde, non sono stati ancora inventati.