di Franco Ordine -
Higuain si è “dimesso” dal Milan la sera della tormentata sfida con la Juve. L’aveva sognata, aspettata, preparata, aveva puntato tutto su quella notte di calcio per celebrare la sua rivincita personale. E ne è uscito sconfitto. Perché Higuain ha dapprima sbagliato il rigore, poi si è lasciato sopraffare dalla tensione, ha protestato in modo eccessivo ed è stato espulso aggravando la sua posizione con una sceneggiata degna del peggior dilettante. Quella notte, tra lacrime di frustrazione e delusione cocente, si è dimesso dal Milan commettendo l’errore che commettono spesso i calciatori della sua categoria. Quelli, cioè che pensano, che il problema sia sempre la squadra, mai la propria testa o il proprio rendimento.
Adesso al suo posto è arrivato Piatek.
La prima domanda cui bisogna rispondere è la seguente: c’era di meglio, in circolazione, e a disposizione del Milan sul mercato di gennaio? La risposta è naturalmente no. La fortuna di Leonardo è stata una sola: che il Genoa fosse disponibile a privarsi del polacco e che avesse un disperato bisogno di soldi per sistemare i propri conti. Altrimenti sarebbe diventata una ricerca lunga e forse vana. Adesso Piatek, 23 anni appena, non ha tutto il tempo per inserirsi, per crescere, per conoscere il mondo Milan e di integrarsi con Suso, Calhanoglu, Paquetà. No. Il Milan ha una fretta disperata di conservare il quarto posto ripreso a Genova lunedì pomeriggio. E per realizzare il suo obiettivo ha un bisogno altrettanto disperato dei gol del pistolero. Perciò non sarà un ingresso facile per Piatek.
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