di Dario Claudio Bonomini - Nessun dorma. La musica della Champions, evocativa della Coppa antropomorfa di Campedelli, il presidente del Chievo dalle grandi orecchie, ha finalmente accolto al debutto le quattro formazioni italiane. Sconfitta a Madrid senza particolari attenuanti per una Roma che pensava a un esordio meno traumatico contro i Galacticos del Real, bloccato il Napoli a Belgrado sul pareggio a reti inviolate dalla Stella Rossa, risultato che lascia molti rimpianti ai partenopei, rigenerata dalla vittoria casalinga l’Inter che, avendo raccolto la miseria di quattro punti dopo altrettante partite di campionato, era forse la compagine che più aveva da perdere in caso di esordio fallimentare. Una sconfitta sarebbe stata tutto sommato ingiusta, se non altro per la casualità del gol subito, così come la vittoria, per quanto espresso in campo dai nerazzurri, pare ora un premio eccessivo. Pareva martedì sera dopo il fischio finale, pare oggi, parrà forse anche  domani, ma poi a chi? Senz’altro ai forti giocatori del Tottenham che l’hanno però accettata con tipica compostezza british, ma anche ad alcuni tifosi della Beneamata che chiedevano già a gran voce il rogo, in caso di ennesimo risultato negativo, per Messer Luciano da Certaldo, incapace di dare un giuoco (come ama dire qualcuno che vive ad Arcore) ed un’anima a questa squadra quasi rivoluzionata da sette nuovi innesti estivi (ieri sera solo cinque in campo, di cui quattro dall’inizio), già drasticamente giudicati scarsi, spompi o inadeguati. E soprattutto darà fastidio a quei tifosi e opinionisti non interisti che ovviamente l’hanno giudicata frutto del caso o eufemisticamente, del presunto fondoschiena interista. Consapevoli che questo risultato così insperato a pochi minuti dal termine ci premia forse più dei nostri meriti, ci prendiamo i tre punti ed esultiamo ancora, simbolicamente abbracciati ad Adani e Trevisani, e stupiti che, quando si parla di esultanze neroazzurre, morali patetiche e cialtronesche polemiche si sprechino. Concludiamo con la Juventus, a detta dei bene informati, una delle quattro squadre favorite per alzare, il prossimo 1 giugno a Madrid, la Coppa Campedelliana. I bianconeri, nonostante abbiano giocato buona parte della gara in inferiorità numerica, hanno meritatamente vinto mostrando una netta superiorità rispetto ai modesti spagnoli del Valencia. Probabilmente l’espulsione di Ronaldo è eccessiva, la tiratina di capelli a Murillo era al massimo da sanzionare con il giallo, ma non si capisce perché lo spettinato Nedved si sia permesso di inveire contro l’arbitro negli spogliatoi, in puro stile Moggiesco, agitando minacciosamente l’arruffata zazzera bionda. I dirigenti juventini ci insegnano da sempre in modo esemplare che le decisioni degli arbitri – quando sono a sfavore degli avversari - vanno accettate, ora chiedono a gran voce l’introduzione anche in Champions della Var, la stessa tecnologia criticata in casa perché stravolgerebbe il concetto di discrezionalità da parte del direttore di gara, sostantivo che stranamente fa rima con sensibilità. E siccome una comparsata non si nega a nessuno, non poteva non intervenire nel dibattito sulle presunte persecuzioni che ora il fratello già patirebbe in quanto non più Blanco ma solo bianconero, la sorella di CR7. Tal, Katia Aveiro, che pur non essendo una monaca di clausura è però ben informata in materia, si è permessa di scomodare persino Dio che secondo lei vigila attentamente, in quanto… “ non dorme e vede tutto”. Ora, che Nostro Signore non dorma ci può trovare anche d’accordo, sul fatto che guardi le partite del testimonial di Herbalife, nutriamo seri dubbi, anche perché pensiamo, molto umilmente, che non dormendo abbia ben altre situazioni da monitorare costantemente.

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