di Davide Capano - Se una cosa la pensi, la puoi pure realizzare. Santo Stefano, il primo martire cristiano, la vedeva così. Ecco perché Inter e Napoli devono osare di più. Dopodomani sera San Siro aprirà i battenti per ospitare le regine del torneo degli umani nel posticipo della 18esima giornata di Serie A. Una partita che si preannuncia meglio di qualsiasi cinepanettone, anche nell’anno della reunion sul grande schermo della coppia Boldi-De Sica, a tredici anni dall’ultima volta. Al momento nerazzurri e azzurri, pur avendo il candore del sorriso aperto al mondo, sembrano turisti del campionato in cordata verso un Everest di nome Juve. La Pazza Inter (82 allenatori in 110 anni) è celeste, luminosa e stellare anche quando perde. Il Napoli è mille colori: un sentimento che raccoglie Ancelotti, Maradona, Pino Daniele, Totò e la goliardia. Le due squadre, perciò, non vorranno sfarinarsi come neve fresca al sole. Spalletti e Carletto sperano di “incoronare” i loro ragazzi dopo il match, non facendoli sembrare uranio che non salta nemmeno con la dinamite. Giuseppe Marotta, nuovo AD interista per la parte sportiva da 11 giorni, non il suo omonimo scrittore che ha scritto Mare Verde cantata da Milva, confida di battere una seconda volta in stagione i partenopei dopo la vittoria con la Juve, ottenuta pochi minuti prima di consegnare le dimissioni dalla Vecchia Signora. Inter-Napoli, piazzata al 26 dicembre, se fosse musica, sarebbe un brano a caso di The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. Allora facciamo felici le poltroncine negli stadi e a casa! Tra bicchierini, mandarini, noci, panettoni, tombolate e torroncini inserite nel menù una fetta di Insigne a giro o un po’ di asado alla Icardi…

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