di Davide Capano - Chievo, Lazio, Parma, Sassuolo, Valencia, Frosinone, Bologna e Napoli. Otto indizi, spesso, fanno una prova provata e riprovata. La Juve di Allegri è più pantagruelica di Krzysztof Piątek in area di rigore. Sì, perché era successo soltanto un’altra volta nell’ultracentenaria storia del club torinese di vincere le prime 8 stagionali: 88 anni fa, nel campionato 1930/31. Benito Mussolini governava, non c’erano Sky e DAZN. L’allenatore era Carlo Carcano, il tecnico dei quattro campionati vinti di fila, eguagliati l’anno scorso proprio dall’allenatore livornese. Alla Juve le vittorie continuano a essere come le ciliegie, una tira l’altra. I bianconeri sono una macchina da crema pasticciera che dà battaglia da lunedì a lunedì. Viaggiano tra il fortissimo e il sublime. Somigliano a un raggio laser intergalattico dotato di adattabilità, arguzia, armonia e autocontrollo. Madama studia e imbriglia gli avversari con l’attenzione di un entomologo di fronte a una farfalla. Cristiano Ronaldo, con le sopracciglia ad ala di gabbiano determina, in un modo o nell’altro, fatturati, gare, social e umori. I restanti petali della Rosa (tra il buono e l’ottimo) sanno che il controllo di palla è la porta d’accesso al calcio vero. Gesù, nel Sermone della montagna, proclama le 8 Beatitudini. (Mi si perdoni il riferimento alto, e forse inappropriato, ispiratomi dal numero 8 e dalla mia formazione cristiana). Ecco, la Juventus, per fare lo step decisivo, di “Beatitudine” nel carnet di conquiste ne dovrà proclamare un’altra: la Champions League in una notte madrilena di giugno. Soprattutto dopo una settimana in cui, nelle sei partite disputate, Barcellona, Bayern Monaco e Real Madrid hanno totalizzato 3 pareggi e 3 sconfitte. Circostanza al quanto particolare. Perciò, in fondo, Agnelli, Allegri, Nedved e Paratici sono consci che l’8 non è altro che un infinito che ha alzato lo sguardo. A Torino vogliono iniziare a preferire la Coppa, l’oppio dei ricchi. Con buona pace di sua Serenità Carlo Ancelotti. Namasté (alé)!
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