di Max Bambara - C’è uno strano accoppiamento mediatico che, per mera onestà intellettuale, andrebbe subito smontato in quanto privo di fondamento. Il caso Icardi infatti non è l’equivalente del caso Higuain, vissuto dal Milan più o meno un mese fa. Sono entrambi due grandi giocatori ma non possono essere equiparabili a livello di peso specifico nelle storie dei due club meneghini. In comune, i due, hanno molte cose. La nazionalità in primis (sono entrambi argentini), la tipica solitudine dei numeri nove (raramente, non a caso, i centravanti sono dei leader), lo score realizzativo degli ultimi anni (altissimo per entrambi, ma con una parentesi negativa proprio a cavallo dell’ultimo periodo fra fine 2018 ed inizio 2019). Le comunanze quindi ci sono. Cambia però il peso storico di entrambi all’interno dei propri club. Icardi per l’Inter non è solo un grande giocatore, ma è principalmente un simbolo. Negli anni scorsi, per i tifosi nerazzurri, è stato persino un feticcio, tanto che il club lo aveva eletto capitano forzando il “manuale Cencelli” tipico del calcio. E Mauritola fascia di capitano l’aveva portata, con grande orgoglio, sino a ieri. Higuain invece per il Milan era semplicemente un grande giocatore. Non tutte le ciambelle nella vita riescono col buco e la sua storia col club rossonero non è mai decollata. Per i milanisti il suo addio può essere stato un dispiacere, ma non poteva essere un colpo al cuore perché, per ovvie ragioni anche esclusivamente temporali (è rimasto al Milan solo 5 mesi), non lo hanno mai vissuto come uno di loro. Un colpo al cuore fu semmai l’addio di Kakà, che non era il capitano del Milan soltanto perché Maldini era ancora in attività. Probabilmente lo sarebbe diventato se fosse rimasto ancora al Milan. In quella lontana estate del 2009, la sua cessione venne vissuta dai tifosi rossoneri come un vero e proprio squarcio nel petto. Kakà non era il Milan, ma era un vero e proprio pezzo di Milan. Era un simbolo per tutti e, in un determinato momento storico (nell’estate 2008, dopo la mancata qualificazione alla Champions League) era diventato un vero e proprio feticcio. Esattamente ciò che Icardi oggi è per gli interisti. Paradossalmente anche l’inquadramento temporale è quasi identico: Kakà arrivò al Milan nell’estate del 2003 ed andò via, fra lacrime e dolore, nell’estate del 2009. Icardi, invece, è giunto all’Inter nell’estate 2013 e potrebbe (il condizionale è d’obbligo in questi casi) andare via nell’estate 2019. C’è una dimensione del calcio che va oltre i gol e i numeri. Ci sono giocatori che diventano simboli di un club e i tifosi li vivono diversamente dagli altri. Oggi il vero parallelo che si può fare è quello fra Icardi e Kakà. Higuain non c’entra nulla perché è una storia diversa ed è un tipo di situazione sulla quale ci si può dividere, ma non mette in mezzo sentimenti sportivi. Sentimenti che, si badi, nel calcio ci sono e vanno rispettati. A prescindere dall’appartenenza.
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