di Mattia Marinelli - E' stato un Milan dai due volti quello del San Paolo: buono e vivo per i primi 60', quando ha costruito il doppio vantaggio, spento e inconcludente nell'ultima mezz'ora, quando ha invece subito la rimonta partenopea, culminata con il tap-in dell'indisturbato Mertens. Fare risultato o comunque uscire indenni dall'impianto di Fuorigrotta, è impresa alquanto ardua e lo si sapeva: per circa un'ora il Milan ha comunque cullato anche il sogno di portare via il bottino pieno, salvo poi soccombere alla maggior esperienza, rodaggio e qualità napoletana. Per come si era messa, c'è molta amarezza in casa Milan, ma come in tutte le esperienze importanti ci sono anche gli aspetti positivi e non solo quelli negativi. Ovvero , il Milan pecca ancora di esperienza e personalità, ma è lecito, visti i tanti acquisti effettuati negli ultimi due mercati estivi e soprattutto anche per l'età media complessiva, ed in primis dell'undici titolare, con una squadra che punta al futuro e non solo al presente. Alla fine dei conti, è stato forse più il Milan a buttarla che il Napoli a vincerla. Certo alla fine, numeri alla mano la vittoria partenopea è legittima, come narrano gli 8 tiri in porta a 3 finali, a favore dell'undici di Ancelotti, con invece il Milan assai cinico nello sfruttare le poche occasioni create. Decisivi tre errori dei singoli: Biglia che perde palla, grazie anche ad un poco ortodosso passaggio di Musacchio, sul primo gol, ad un colpo di testa dominante in area ma sfortunato negli sviluppi di Bakayoko sul secondo, e ad una diagonale "allegra" di Calabria su Mertens, sul terzo. Invece Higuain, poco coinvolto, nelle poche volte che è stato innescato, ha fatto intravedere tutte le sue qualità, mettendo spesso - da solo - in crisi la retroguardia partenopea. Rino Gattuso? Migliorerà certamente, ed i nuovi si integreranno con il resto del gruppo, facendo salire il livello del gioco e della personalità, che a Napoli, insieme agli errori dei singoli, è mancata assai nel finale. Adesso incombe la Roma, e il Milan ripetere certi errori, sia in campo che fuori, mettendo in discussione chi, come Gattuso, è bravo come nessuno a lavorare sugli errori per trovare la strada giusta come, dopo Benevento, ha già dimostrato nella scorsa stagione.
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