di Davide Capano - Aquila e Lupa. Amore, calore e passione. Colpi di tacco, giocate abbacinanti e pallonetti. Chiese spostate e rimesse al centro del villaggio. Disincanto e fede. Disciplina sprovvista di parole, espulsioni e politica dei due forni. 10 marzo 2002 e 26 maggio 2013. Fontane invase, smottamenti tellurici, spruzzi d’acqua e tachipsichismo. Shakera tutto questo e fai Lazio-Roma: il Derby della Capitale, il Derby dai risvolti troppo coatti a volte, quello in cui spesso è l’esasperazione dei toni a farla da padrone. La sfida che dura 365 giorni all’anno, 366 ogni quattro. Checché se ne dica o scriva. Un match che la CNN ha collocato al secondo posto (dopo Boca-River) nel ranking delle partite di pallone più infuocate al mondo. Domenica alle 20.45, sulla linea del tempo del calcio, si gioca una gara vitale per la classifica di due squadre appaiate al terzo posto. In palio punti importanti per assicurarsi al più presto uno slot nella prossima ricca Champions League. La Lazio di Simone Inzaghi arriva all’appuntamento dopo l’inspiegabile crollo di ieri a Salisburgo in 20 minuti che è costato l’eliminazione dall’Europa League nonostante il 4-2 dell’andata. La Roma del DiFra (abruzzese dalla genialità polivalente) viene dall’impresa imperiale contro il Barcellona, valsa la semifinale della Coppa con “le grandi orecchie”, 34 anni dopo l’ultima volta. Una “Romantada” che ha trasformato un’utopia in realtà, regalando a De Rossi e compagni almeno altre due (se non tre) notti di sogni, di coppe e di campioni. I biancocelesti hanno il morale sotto le stelle, i giallorossi lo hanno sopra le stelle e oltre. Se delle volte basta un attimo per scordare una vita, altre volte non basta una vita per scordare un attimo o una stracittadina. Nella Città Eterna soprattutto, dove la Lazio è un ente morale, molto più rispetto a una semplice società di calcio; mentre la Roma non si discute, si ama. Due frasi così meritano lo screenshot. Proprio come quello che meriterà l’Olimpico dopodomani sera. D’altronde lo sport altro non è che l’epica moderna, quella forma che, oggi come nell’antichità, narra le gesta di un eroe o di un popolo, mediante le quali si conserva e si tramanda la memoria, l’identità, di una comunità e di una civiltà. Lazio e Roma, a voi, di nuovo, la penna della Storia. Fatela cesellare da un orefice con le piume speziate e le zampe dorate. Daje!
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