di Dario Claudio Bonomini - Domenica sera, più o meno alle 22,30, avremo l’ultimo e forse più importante dei verdetti finali di questo appassionante campionato 2017-2018. Allo stadio Olimpico in Roma si disputerà Lazio-Inter. La gara fra biancocelesti e nerazzurri servirà infatti a designare l’ultima partecipante italiana alle coppe europee, la quarta di nostra spettanza che disputerà la prossima Champions. Ovviamente i tifosi interisti faranno i debiti scongiuri perché a distanza di sedici anni è ancora vivo e tragico il ricordo di quel 5 maggio 2002, anche allora ultima di campionato in casa della gemellata squadra laziale. Ricordiamo purtroppo come è andata a finire nonostante un inizio promettente, ricordiamo i danni procurati in campo dallo sciagurato Gresko, il crollo mentale nella ripresa di giocatori che forse pensavano di avere già la vittoria in pugno, rivediamo nelle notti insonni le lacrime disperate di Materazzi in campo e di Ronaldo in panchina, riascoltiamo le polemiche seguite a questo clamoroso risultato per i tanti arbitraggi precedenti per lo meno dubbiosi, così come non dimentichiamo la rapida arrendevolezza dell’Udinese che, omaggiato generosamente della salvezza anticipata la domenica precedente con un rigore inventato a Reggio Calabria, proprio in casacontro la Juventus,dopo undici minuti del primo tempo soccombeva già con due gol al passivo. Un altro dei misteri del calcio italiano che Lucky Luciano Moggi si porterà, come feceAndreotti per faccende ben più serie, nella tomba. Ma nel 2002, sul campo, perse comunque la squadra di Cuper, arrivata svuotata alla partita decisiva. Sbagliò forse l’allenatore argentino che per buona parte della stagione condotta in testa aveva utilizzato i generosi e giovani Kallon e Ventola a schierare tutti insieme Recoba, Vieri e Ronaldo, quasi fosse una passerella trionfale da offrire alle pressioni del presidente Moratti. Non sapremo mai cosa successe veramente e riesumiamo pertanto dai nostri incubi sportivi questo tragico ricordo, forse proprio per esorcizzarlo. Di sicuro domani, qualora la vittoria non dovesse arridere all'Inter, ci sarà rammarico ma non si spargeranno lacrime disperate sul terreno di gioco o negli spogliatoi. Non si gioca lo scudetto la squadra nerazzurra ma la partecipazione alla Champions e comunque il rammarico deve soprattutto essere per i punti persi in altre precedenti partite che sembravano alla portata della squadra di Spalletti (Udinese in casa e Sassuolo fuori casa entrambe all’andata e Crotone in casa al ritorno) contro squadre in quei frangenti alla canna del gas, oppure per colpa di vittorie sfumate a una manciata di secondi dalla fine come SPAL e Fiorentina fuori casa. L'Inter ha solo un risultato a disposizione, per cui domani questa finale la squadra milanese deve giocarsela con la mente sgombra, senza calcoli, con il buon gioco espresso nelle ultime partite e possibilmente senza sbagliare i gol sbagliati domenica scorsa. Si gioca di sera, non nel pomeriggio romano come quella volta e in campo per l'Inter ci sarà ancora uno slovacco, ma almeno fino ad ora si è dimostrato di caratura diversa. Sarri ha dichiarato pulcinellamente che il Napoli avrebbe perso il campionato in albergo, l'Inter deve cercare
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