di Franco Ordine - Non c'è bisogno d'interpellare uno psicologo per capire quel che è accaduto nella testa di Gian Piero Ventura. L'uomo, e di conseguenza il tecnico, un artigiano abituato a lavorare sodo e in club non di primissima fascia, è ancora sotto l'effetto dell'incubo Svezia. Pensava di averlo smaltito. é andato in tv, facendo il giro delle sette chiese, sicuro di rimettersi in tuta senza affanni e impedimenti. E invece no. La sua testa ha fatto tilt appena i risultati, e qualche naturale dissenso dell'ambiente Chievo, hanno mostrato che i suoi piani erano ancora una volta sbagliati. Immaginava di rientrare sul cavallo bianco, di prendere per mano il Chievo e riportarlo sulla riva della salvezza e invece ha dovuto inchinarsi alla realtà, amara, del calcio e delle sue regole ferree. Non è un mago ma adesso non è nemmeno più il Ventura di Cagliari e di Torino, di Bari e di Napoli che pure qualche merito sul campo aveva acquisito. Adesso è un uomo inseguito da fantasmi e da tormenti, pronto a sentirsi vittima di chissà quale complotto. La resa di domenica ci aiuta infine a ricostruire con attendibilità quel che accadde ad Appiano Gentile prima di Italia-Svezia quando uscirono voci di sue probabili dimissioni dinanzi alle perplessità del gruppo sullo schieramento(Gabbiadini) offensivo. Dal giorno in cui fu nominato ct il nostro è stato violentato e tramortito da un peso eccessivo che ne ha stravolto i connotati. Ne prenda atto, serenamente. E torni a casa.
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