di Enrico Vitolo - Nella bacheca del calcio italiano ci saranno anche pochi trofei legati agli ultimi anni, ma quando in Europa la maggior parte dei club più prestigiosi vogliono vincere vengono a pescare quasi ad occhi chiusi proprio nel Bel Paese. La patria degli allenatori. E che allenatori, che da sempre vengono considerati da tutti tra i migliori al mondo. Se ieri i protagonisti sono stati, tra gli altri, Trapattoni, Capello e Ancelotti, oggi uno dei principali uomini copertina è Maurizio Sarri che pur non vincendo nulla con il Napoli è stato capace di conquistare le attenzioni di tutta l’Europa. Un calcio, quello dell’ormai ex tecnico dei partenopei, che ha conquistato soprattutto il Chelsea che è pronto a cambiare ma senza abbandonare le idee tattiche degli italiani. Perché se Sarri entrerà, Antonio Conte uscirà. Inevitabilmente. Tutta colpa di un rapporto ormai rotto con il patron Abramovich. Difficile capire dove e se l’ex ct azzurro riuscirà subito a trovare una nuova sistemazione, ma di certo la pattuglia degli allenatori italiani all’estero non sarà povera. Anzi. Ranieri proseguirà la sua avventura in Francia sulla panchina del Nantes, Lippi e Cannavaro faranno la stessa cosa ma in Cina, mentre Massimo Ficcadenti inizierà addirittura la sua quinta stagione in Giappone (per il terzo campionato consecutivo guiderà il Segan Tosu). Ma non finisce qui. Roberto Bordin continua a primeggiare con lo Sheriff nel torneo moldavo, mentre Giovanni Tedesco è diventato ormai di casa nel campionato maltese (oggi guida l’Hamrun Spartans). In Russia, dopo i saluti di Mancini, è rimasto solo Carrera che continuerà a guidare lo Spartak Mosca, in Polonia c’è Gino Lettieri che allena il Korona Kielce, in Romania invece Devis Mangia che ha chiuso l’ultima stagione al terzo posto con il Craiova, in Finlandia i riflettori sono tutti su Fabrizio Piccareta che allena l’Inter Turku, mentre in Slovacchia c’è ormai già da qualche anno Marco Rossi che allena il DAC Dunajska Streda. Infine ci sono altri due azzurri, l’uno diverso dall’altro: il primo, Domenico Toscano dello Schalke, è stato capace di far parlare di sé dopo essere arrivato al grande calcio da perfetto sconosciuto, il secondo, Delio Rossi, è stato viceversa in grado di ritornare in sella da protagonista (Levski Sofia) dopo qualche stagione che di fatto sembrava l’avesse estromesso dai grandi palcoscenici. Ma con gli allenatori nulla può essere mai dato per scontato.