di Valentino Cesarini - Perdere un derby fa sempre male, perderlo a pochi secondi dal triplice fischio finale è ancora peggio. Ma la vittoria dell’Inter è meritata per quello che si è visto a San Siro. La rete di Icardi, su cross di Vecino, con la complicità di Musacchio, ma sopratutto di Donnarumma, manda all’inferno il diavolo, che scivola a ben sei punti dalla zona Champions, ma sopratutto lo relega al dodicesimo posto in classifica (con una gara da recuperare). Se da una parte Spalletti e Icardi esultano e sbeffeggiano i rossoneri e chi magari dava favorito il Milan alla vigilia, sull’altra sponda, Higuain e Gattuso si leccano le ferite, che potrebbero far male per diverso tempo. Partiamo da un dato statistico, relativo ai due attaccanti argentini. Mauro Icardi, oltre ad essere il match-winner, vince la sfida a distanza con il connazionale Higuain anche nei numeri. Il 9 nerazzurro, oltre al goal, calcia due volte in porta, contro le zero conclusioni del nove rossonero. Icardi ha ricevuto diversi palloni giocabili dai suoi compagni, mentre Higuain in più di un’occasione si è dovuto andare a prendere la sfera sulla trequarti o, in due circostanze, nella sua metà campo. Il 9 milanista è stato praticamente isolato dai suoi compagni, e la colpa non può non ricadere sulle scelte e sull’atteggiamento di chi siede in panchina: Gattuso. Ringhio alla vigilia aveva  parlato di grinta e coraggio, ma in campo si è visto un Milan che molte volte si è trasformato in un 4-5-1, con Suso e Calhanoglu lontanissimi dal terminale offensivo Higuain. E nemmeno l’inserimento di Cutrone, schierato inspiegabilmente sul versante sinistro dell’attacco, ha dato incisività ad un Milan che non ha mai impensierito Handanovic. E come era prevedibile, alla fine, il goal i rossoneri lo hanno incassato. Una rete, arrivata grazie ad un regalo di Donnarumma, che ha calcolato male l’uscita e si è fatto beffare da Icardi, proprio sotto la Curva Sud. Non è la prima volta che il numero 99 rossonero commette errori gravi e grossolani che costano punti al Milan. E’ vero che ha solo diciannove anni, ma è altrettanto vero che alla fine del mese prende uno stipendio più che gratificante, senza dimenticare che è un portiere che ha collezionato più di cento presenze in A ed è il titolare della nazionale (occhio però alle sorprese, perché alle sue spalle gli altri numeri uno scalpitano). A questo punto, l’inserimento di Reina per qualche partita, potrebbe fargli bene. Tornando a Gattuso non si può dire che è in bilico, perché gode della stima della società, ma è altrettanto vero che le carriere degli allenatori le fanno i risultati, e i prossimi, almeno fino la sosta, saranno un esame importante. Sbagliare ancora potrebbe portare a decisioni clamorose, ma ad oggi siamo solamente nel campo delle immaginazioni. Gattuso è da undici mesi sulla panchina del Milan e di gioco e di schemi se ne sono visti con il contagocce. E’ vero che ha portato tanta grinta, cosa che mancò nell’ultimo periodo di Montella, ma in molte gare ha giocato più per un pareggio che per una vittoria. E gli schemi? Pochi, e lo abbiamo visto anche in questo inizio di stagione, nonostante l’investimento del Pipita. Il centravanti in molte gare si è spesso lamentato per le poche palle giocabili ricevute, ieri sera idem. Nel derby il primo tiro dei rossoneri nello specchio della porta è arrivato solamente al minuto 80’, mentre nei primi 45’ il Milan ha giocato solo quattro volte la sfera nell’area difesa da Handanovic. Resta il fatto che il derby, deciso da Icardi, fa male e non poco ai rossoneri, che sono chiamati a riscattarsi nelle prossime tre gare casalinghe: Betis, Sampdoria e Genoa.

Cesa

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