di Davide Capano - Il Diavolo per continuare a vedere la luce contro la squadra rossoblù della Lanterna. Il Grifone per riaccendere l’interruttore dopo il pareggio in casa con l’Udinese. Milan-Genoa di domani alle 20.30 (recupero della prima giornata di campionato, arbitro il Sig. Pasqua di Tivoli) si presenta come un match senza appello. Sic et simpliciter: semplice. I rossoneri sono alla ricerca di una selva chiara di certezze, dopo alcuni giorni da bimbi di 6 anni smarriti nella metropolitana di Mosca e il successo dal sapore di aspirina tripla con la Sampdoria. Piątek&soci, dal canto loro, non vorranno sciogliersi tipo polaretti nella macchina di San Siro o vagare nel vuoto manco fossero personaggi di Pirandello. Gattuso, l’incarnazione perfetta del nietzschiano concetto di volontà di potenza, vuole che la sua squadra vada in 4G ad alta velocità e non a 56k. D’altronde Rino trepida per il Milan come se guardasse un film di Fellini. Mentre Jurić, uomo indipendente di giudizio e sfrontato, vorrà fargli lo scherzetto. I numeri dicono che il Milan è ampiamente avanti nel computo dei successi nelle sfide di Serie A giocate a San Siro (31 a cinque). In particolare ha trovato il gol in 35 delle ultime 37 gare interne di campionato contro il Genoa (68 reti nel parziale). Ospiti che non vincono a Milano dal 29 aprile 2015: 1-3 finale con reti di Bertolacci (ora milanista), del doppio ex Niang e Iago Falque, intervallate dal gol di Mexès. Sulle panchine c’erano Pippo Inzaghi e Gian Piero Gasperini. Nell’ultima serata d’ottobre, chi sarà alla fine leggero come un dandy al primo tè? Rino o Ivan? La lotteria degli episodi è imprevedibile. A Milano una suspense da Hitchcock. Per restare concentrati è meglio leggere Corto Maltese.

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