di Valentino Cesarini - Doveva essere la prova del riscatto dopo il brutto KO nel derby, invece il Milan rimedia un’altra figuraccia, perdendo 2 a 1 con il Betis Siviglia, complicandosi il cammino europeo. Una squadra senza idee, senza gioco, con un allenatore in difficoltà e che sembra non trovare la cura giusta per dare una scossa ai suoi ragazzi. Se l’Inter poteva essere anche più forte del Milan, il Betis no, assolutamente. Invece a San Siro si è vista una squadra che per 75 lunghi minuti ha surclassato il Milan, segnando con Sanabria che si è preso gioco di Romagnoli e Reina, dopo che Lo Celso si era bevuto Zapata come fa un giocatore della prima squadra con un ragazzetto della primavera. E fortuna, che l’assistente del disastroso arbitro olandese Nijhuis, ha alzato la bandierina pochi minuti dopo perché il Betis aveva trovato anche il goal (regolare) del 2 a 0. Nemmeno le urla (perché devono esserci state) e un modulo ultra offensivo (4-4-2 che spesso diventava un 4-2-4) di Gattuso negli spogliatoi ha svegliato il Milan, che ha subito il raddoppio grazie ad un eurogol di Lo Celso. La reazione del Milan, che si è preso anche qualche fischio proveniente dagli spalti, è arrivata solamente nell’ultimo quarto d’ora: prima il palo di Castillejo, poi il goal del solito Cutrone, prima di un rigore clamoroso non assegnato ai rossoneri per un fallo sul numero 7. Lo stesso attaccante spagnolo, sul proseguo dell’azione si è reso protagonista di un brutto fallo ed è finito anzitempo sotto la doccia. I quindici minuti al Milan, che ha meritato di perdere, non sono bastati per riprendere in mano la situazione. Il pareggio sarebbe stato troppo, magari si sarebbe parlato di “cuore Milan” ma avrebbe nascosto gli evidenti limiti di una squadra che ha tanta difficoltà nel trovare gli spazi e che in difesa subisce il quindicesimo goal in undici gare (solo contro i semi-professionisti del Dudelange la porta rossonera è rimasta imbattuta). Se contro l’Inter sul banco degli imputati erano finiti Donnarumma e Musacchio, ieri c’è da segnalare la prova incolore di Pepe Reina, della difesa e soprattutto del duo Bakayoko – Borini. Il centrocampista è la brutta copia del giocatore ammirato negli anni passati in Francia e Inghilterra, l’esterno ha evidenti limiti tecnici. E se Cutrone quando entra segna sempre, meritandosi la sufficienza, il Pipita finisce ancora una volta con un cinque in pagella. Ovviamente non può essere solo colpa sua la prova incolore, perché su 463 passaggi effettuati dal Milan, solamente 19 sono arrivati verso il numero nove. Gattuso sembra sempre saldo sulla panchina del Milan, la società sembra fidarsi ancora di lui, ma è chiaro che a questo punto le due gare casalinghe contro Sampdoria e Genoa non devono essere sbagliate: servono sei punti, prima della trasferta di Udine che anticipa l’arrivo di CR7 a San Siro previsto a metà novembre. E’ ovvio che in caso di passo falso anche domenica contro Quagliarella e compagni, la situazione inizierebbe a farsi difficile, anche perché i tifosi, nonostante lo striscione esposto prima del match “Per questa maglia fino alla fine deve essere battaglia” iniziano a perdere un po’ di pazienza, soprattutto dopo la vergognosa prova del derby. Sta a Rino, con l’aiuto di Leonardo e Maldini, cercare di risollevare il Milan, altrimenti c’è il rischio che il tecnico non mangi il panettone.
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