di Max Bambara - Provate ad immaginare di avere parcheggiato in sosta vietata presi dalla fretta del quotidiano. Il caso ha poi voluto che siete stati sorpresi dal vigile il quale, passando, si è fermato per rilevare l’infrazione. Con estremo senso civico vi siete avvicinati al vigile ed avete subito ammesso la colpa senza contestazioni, dichiarandovi disposti a pagare la relativa multa. Con stupore però,avete poi scoperto che non c’è nessuna multa per la vostra infrazione. Il vigile ha infatti disposto il ritiro della patente. E non per un giorno, bensì addirittura per un anno. Mutatis mutandis, questo è esattamente ciò che è capitato al Milan. Niente di più e nulla di meno.Secondo l’Uefa il Milan aveva sforato i parametri del FPF nel triennio 2014-2017 e per tale motivo invece di concedere al club rossonero una sorta di patteggiamento (il settlementa greement è previsto dall’articolo 68 del Regolamento sul Fair Play Finanziario proprio per casi come questo)ha mandato a giudizio il Milan presso la sua camera giudicante che, nella giornata di ieri, ha condannato il club rossonero all’esclusione dalle coppe europee per la prossima stagione. Al TAS di Losanna quindi, la società rossonera andrà convinta delle proprie ragioni. Spiegherà nel dettaglio che non discute la propria colpevolezza (da sempre mai contestata, visto che le perdite del triennio sono un dato acquisito e non volubile), bensì soltanto l’entità della pena totalmente sproporzionata rispetto alla violazione. Nei fatti, questa è la prima volta che un club viene condannato a non giocare le coppe europee per non aver rispettato i parametri del FPF. Non è accaduto ad altre squadre che, in passato, hanno presentato passivi triennali superiori a quelli del Milan di oggi (120 milioni in 3 anni) e non è accaduto nemmeno al Manchester City che ha addirittura battuto ogni record con un passivo di quasi 200 milioni in due sole stagioni. A questo punto si rendono necessarie due considerazioni. In primis, che attendibilità può sperare di avere un organo come l’Uefa se, a casi simili, non applica sanzioni analoghe? Come può un organo così importante ridursi a fare figli e figliastri sulla base di valutazioni fumose e non supportate da dati di fatto reali? In secondo luogo, qualcuno dovrebbe riflettere su un aspetto. Quando l’Uefa presentò il FPF, sul suo sito era in evidenza questa frase: “Le società calcistiche necessitano di un ambiente migliore, dove gli investimenti sul futuro sono premiati meglio e vi sia una maggiore credibilità nel lungo periodo”. Era un vero e proprio manifesto del FPF che, in base agli intendimenti iniziali dell’Uefa, era nato per venire incontro alle società, non per fungere da spada di Damocle pendente su quei club non in linea con i parametri finanziari. Questa mutazione, da strumento pensato come supporto ai club e trasformatosi invece in arma affilata da agitare ad ogni piè sospinto, tradisce profondamente il nobile spirito originario del FPF. L’Uefa, in tal modo, da istituzione aperta ed al servizio dei club, si è trasformata in organo decisorio che vuole dominare su di loro ed imporre le sue visioni finanziarie sulle strategie industriali delle società. Non è e non può essere un bene per questo meraviglioso sport. Per tale motivo, tra qualche giorno dinanzi al TAS, il Milan non rappresenterà solo le sue valide ragioni, ma anche tante squadre che, se la sentenza diventerà esecutiva, in futuro saranno destinate a subire anche loro pregiudizio e danno da questa folle strada intrapresa dal massimo organo calcistico europeo.
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