di Max Bambara - Se vogliamo ridurre la questione al “partitismo” allora la cosa più semplice da fare è scegliere un obiettivo e andar contro per mero “partito preso”. A mio parere, da troppo tempo, si continua a dare nel calcio commenti e valutazioni legittimi, ma non propriamente pertinenti. Il calcio infatti è e rimane uno sport di squadra. Qualsiasi commento deve partire da una base analitica del contesto generale di struttura di squadra in cui un giocatore o un allenatore si trova. Non può e non deve essere una crociata individuale pro o contro qualcuno. Altrimenti diventa bagarre social, polemica visibile, ma dai contenuti friabili perché il campo, a differenza delle chiacchiere, ha regole ferree. E' il caso di porre alcune osservazioni. La prima è quasi tautologica: il risultato si legge, la prestazione si commenta. Se facciamo delle analisi sul Milan, anche molto critiche, dobbiamo per forza partire dalle ultime tre prestazioni offerte dalla squadra rossonera. Ebbene, contro Cagliari, Atalanta ed Empoli, il Milan ha nettamente giocato meglio. Lo dice il dato riferito al possesso palla, quello sul predominio territoriale, quello relativo ai tiri in porta. In tutte e tre le partite il Milan è stato sempre superiore agli avversari. Cosa non è andato allora? A mio parere il Milan sta pagando una tassa salatissima sugli errori individuali. A Cagliari Romagnoli ha letto male una palla verticale, a Bergamo Calhanoglu ha perso una palla banale e sulla ripartenza Calabria era ritardo nella diagonale. A Empoli, Romagnoli ha fatto uno di quegli errori marchiani che a molti ha rievocato l’infausto rigore calciato da Costacurta contro il Boca 15 anni fa. Quando c’è un errore individuale si può parlare di sfortuna. Quando sono tanti bisogna parlare di poca serenità, perché se una squadra sta bene nella testa raramente capitano queste cose. Il Milan deve ritrovare la tranquillità dei primi due mesi del 2018 e può farlo solo tramite i risultati. Magari basterebbe iniziare da un 1-0 sofferto, come fu quello contro il Crotone ad inizio gennaio di quest’anno, il classico risultato che ti dà una forte sensazione di compattezza. Meno belli per un po’ insomma, però solidi, perché l’estetica è importante, ma è sulla solidità che si costruiscono le fondamenta di una stagione. Il Milan in questo momento è una squadra troppo ottimista sul campo e non ha quella serenità che le consente di esserlo. Adesso occorre essere meno ottimisti e pensare anche alle conseguenze negative di certe giocate, di qualche rientro in meno o di qualche salita di troppo. Siamo mediamente molto giovani e questo ci toglie la possibilità di avere tanti elementi che avvertono il pericolo prima che questo ci sia davvero. Oggi va di moda il possesso dal basso ed è bello da vedere, perché ti fa capire la serietà del lavoro di un allenatore e l’applicazione di una squadra che ne segue i dettami. L’esasperazione di questo principio tuttavia, è un aspetto negativo che dobbiamo mettere da parte. Ci sono momenti in cui la palla va trattata male. Calciata lontano o addirittura spazzata in tribuna alla “viva il parroco”. Se lo faceva Franco Baresi, accendendo oltremodo gli occhi dei milanisti, possono farlo anche i nostri giovani giocatori. Nessuno gliene farà una colpa. Tutt’altro. Ci sono poi aspetti di campo più specifici su cui porre l’occhio. Innanzitutto i gol fatti. Otto gol in cinque gare possono anche essere un discreto bottino, ma sono gol quasi tutti “puliti”. Sei di essi vengono da azione manovrata (stiamo toccando picchi di gioco elevati) mentre gli altri due (Cutrone con la Roma e Higuain col Cagliari) da un recupero palla su pressing alto nella trequarti avversaria. Nessun gol su azione in ripartenza nonostante il Milan, nelle 5 partite giocate sinora, sia andato ben 4 volte in vantaggio. Pesa molto in organico la mancanza di un esterno che strappa in ripartenza, un giocatore con caratteristiche diverse da Suso e Calhanoglu. Un Gervinho tanto per intenderci e per indicare un nome che completerebbe tecnicamente la nostra batteria di esterni offensivi. Se una squadra va in porta solo col fraseggio sarà sempre bella da vedere, ma troppo monotematica nel suo stile di gioco. Le attenuanti ci sono e vanno spiegate. L’attuale dirigenza rossonera è entrata in carica soltanto a 20 giorni dalla chiusura del mercato. Si è fatto ciò che si poteva. Anche tanto, aggiungerei, visto che prendere Higuain è stato un piccolo capolavoro. Però le smagliature dell’organico ci sono e qualcosa, anche senza fare spese folli, si potrà e dovrà fare a gennaio. Nel frattempo, sarà cosa buona e giusta coinvolgere maggiormente Castillejo nelle turnazioni offensive. Il ragazzo ha passo e gamba ed ha subito creato un bel rapporto con San Siro. Non è uno “strappatore” tecnicamente parlando, ma ha caratteristiche più simili a questa tipologia di giocatore rispetto a Suso e Calhanoglu. Fra critiche e polemiche comunque non va trascurato un dettaglio prezioso. A Empoli nel Milan ha segnato Lucas Biglia. Al netto della rete realizzata, l’argentino ha messo sul campo una prestazione di grande valore e sembra stia tornando su buoni livelli. Sempre sulle linee di passaggio avversarie, attento in uscita, lucido nella gestione della palla, Biglia sta salendo notevolmente di condizione. Considerato quanto sia fondamentale il ruolo di regista in una squadra, tale aspetto non può che essere una lieta novella per il Milan che ha bisogno di grandi leader in un momento in cui i suoi ragazzi del ’90 sono in fase di assestamento.

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