di Davide Capano - A Wimbledon gli spettatori mangiano fragoline del Kent annegate nello champagne o sorseggiano Pimm, un cocktail a base di gin, limonata e frutta. Ai Mondiali di calcio i tifosi sognano di essere “l’Uniti Vinceremo Football Club”, pregustandosi una fabbrica a ciclo continuo di personaggi. Ecco perché Uruguay-Francia di domani (ore 16) a Nizhny Novgorod, match d’apertura dei quarti di finale, si annuncia ricca di cannoncini pum, emozioni numerose come i follower di CR7 su Instagram e tiri al fulmicotone. Chi la spunta affronta in semifinale la vincente di Brasile-Belgio. I transalpini sono al settimo cielo dopo la vittoria sull’Argentina e la performance da Pallone d’oro del falso dieci Mbappé. Per gli uruguaiani le possibilità che Edinson Cavani ci sia sono ridotte al lumicino. Colpa di un edema nel gemello del polpaccio sinistro. In Uruguay ogni volta che gioca la squadra nazionale, chiunque sia l’avversario, si ferma il respiro del paese, tacciono i politici, i cantori e i ciarlatani da fiera, gli amanti frenano i loro amori e le mosche interrompono il volo. In Francia ogni volta che scendono in campo i Blues tutti cantano La Marsigliese, cancellando i malumori del quotidiano. Da Calais a Nizza non c’è distanza desertica che tenga. Alla faccia del Melting Pop! Uruguay-Francia è il confronto tra due tecnici tutt’altro che banali. Da un lato il ct gentiluomo aggrappato alla vita, l’insegnante-maestro-filosofo Tabárez (testa sempre alta e sguardo fiero), dall’altra il sornione Deschamps (mediaticamente sottovalutato). Per i due la “forza tranquilla” non è uno slogan, è molto più di un semplice modo di dire. Perché in fondo non può essere una malattia, una sindrome di Guillain-Barré, un infortunio o una sostituzione sbagliata a fermare l’amore per il football. Uruguay-Francia ci insegna che una partita si può vincere anche senza gambe e muscoli, ma con il cuore. Basta quello e nulla più. Quel muscolo ha un tasso tecnico fuori scala…
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