di Franco Ordine -

Di recente ho ingaggiato il solito duello rusticano con un sodale di vecchia data, Fabrizio Biasin, a proposito di Nainggolan. Il giovanotto tatuato era stato “pizzicato” in una discoteca della bergamasca in compagnia di Fabrizio Corona e quel video, postato da un tifoso che lo aveva rimproverato ricevendo in cambio il dito medio, aveva fatto il giro dei social scatenando un dibattito inevitabile.

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Biasin, in quelle ore, ha sostenuto durante un dibattito sull’argomento la seguente stravagante tesi: Nainggolan ha bisogno di fare quella vita, così come aveva fatto a Roma, per rendere al meglio. Ora la prima esibizione del nostro a Bologna sembrerebbe dar ragione alla teoria del calciatore maledetto se si parte dal presupposto fondato che è stato lui, l’elemento decisivo, in assenza di Icardi, a schiodare la sfida col Bologna di Pippo Inzaghi arrivando da incursore collaudato in area di rigore, palleggiando con arte e poi chiudendo col destro al volo, la palletta che è servita poi a far decollare l’Inter.

Le successive notizie, riferite allo stato fisico del belga, hanno provveduto a delimitare la giustezza di quella bizzarra convinzione e a dare credito a chi, come il sottoscritto bacchettone, ha sempre pensato che una vita da atleta può soltanto aiutare un calciatore a giocare meglio e a durare di più in carriera.

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