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Redazione Derby Derby Derby

di Marco Scipioni - Ancelotti, De Laurentiis e il Napoli. Questi sono i tre principali protagonisti del ribaltone che si è verificato nelle ultime ore nel calcio italiano: uno dei migliori allenatori della storia accetta, probabilmente per la prima volta nella sua lunga carriera, di scendere di almeno un gradino dal suo consueto livello, quello dei top club. La dimensione di questo ‘Sì’ può essere compresa dal fatto che anche i più ottimisti non hanno creduto a questa ipotesi se non nel momento in cui era effettivamente diventata realtà. Un ‘Sì’ che può cambiare la storia del Napoli. UNA SCELTA CORAGGIOSA – Il ‘Sì’, arrivato dopo un grande pressing da parte di Aurelio De Laurentiis, è stato, senza dubbio, accompagnato da un grande coraggio. Coraggio che non sminuisce la società partenopea, anzi, le dà ulteriore forza nel processo di crescita. Tuttavia è evidente che Ancelotti abbia dimostrato di non aver alcun timore a mettersi in discussione e a provare nuove sfide perché, per il nuovo tecnico napoletano, questa è un’avventura completamente nuova. Infatti, dopo anni trascorsi tra Milan, Chelsea, Real Madrid e Bayern Monaco, per fare solo qualche nome, Ancelotti ha scelto di guidare un club con una storia che non è segnata da grandi e costanti vittorie, un club dove dovrà costruire una squadra vincente, infatti, probabilmente per la prima volta, sarà chiamato a far compiere questo passo ad una squadra. Tale passo è reso ancora più complicato dal fatto che Ancelotti opera da anni in squadre, come quelle sopra citate, con una qualità decisamente superiore, con una mentalità già ben consolidata. In questo caso, invece, l’ex tecnico del Milan dovrà essere lui capace di trascinare al suo livello i propri calciatori, dovrà essere bravo non solo a gestire, come spesso si fa nei top club, ma anche, se non soprattutto, a costruire, a rendere i propri atleti in grado di reggere pressioni importanti, di pensare il calcio in maniera diversa, ovvero non trascurando nessuna partita, nessuna competizione, mettendo tutti gli obiettivi sullo stesso piano, sia in campo nazionale che internazionale. SULLE ORME DI DI FRANCESCO -  Può forse sembrare strano accostare Eusebio Di Francesco, tecnico che nella prima stagione alla guida di una grande squadra si sta comportando molto bene, ad un allenatore come Carlo Ancelotti che sicuramente entra di diritto tra i coach più importanti della storia. Eppure il percorso iniziato lo scorso anno dalla Roma è lo stesso che Aurelio De Laurentiis avrebbe chiesto al suo nuovo mister: “Rendere internazionale il Napoli”. La mossa del numero uno azzurro sembra, dunque, riprendere il filo interrotto da Benitez, chiamato sotto l’ombra del Vesuvio proprio per rendere europeo il club partenopeo. Missione che in questa stagione è riuscita alla perfezione ad Eusebio Di Francesco che, anche graziea qualche passo falso come l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Torino, è riuscito a far compiere alla sua Roma uno scattino in più a livello mentale, ovvero quello di riuscire a giocarsi ogni partita allo stesso modo, non avendo timore del proprio avversario, non dovendo scegliere a quale competizione puntare, a scendere in campo sempre con la stessa determinazione. L’allenatore giallorosso, infatti, ha compattato un ambiente, come quello di Roma che, in passato, è spesso sembrato distratto o non concentrato allo stesso modo in tutte le partite, quasi rassegnato già in partenza. Allo stesso modo dovrà, probabilmente agire anche Carlo Ancelotti, ovvero dovrà tentare di trasmettere una mentalità aggressiva, dovrà tentare di togliere ogni tipo di alibi alla squadra perché, anche in Europa, come in Italia, si può tenere testa alle squadre più potenti, anche con risorse inferiori. Lo testimonia la Roma di Di Francesco. L’ha testimoniato il Napoli di Sarri. Ora tocca ad Ancelotti.