di Dario Claudio Bonomini - Terminata la Campagna di Russia, questa volta con la meritata vittoria dei ringalluzziti bleus dell’umile ma bravo Maresciallo di Francia Didier Deschamps, non possiamo non rendere omaggio anche alla valorosa Croazia, espressione di un piccolo paese ma senza dubbio sorpresa più gradita di questa 21esima edizione del mondiale di calcio maschile. Non solo per essere arrivata a giocarsi la finale contro una delle grandi potenze calcistiche, ma anche e soprattutto per la solidità di squadra, per il senso di appartenenza e abnegazione mostrati in campo durante le sette partite disputate da un gruppo di giocatori che, salvo poche eccezioni, militano sparsi nei vari campionati europei e dove non sempre brillano per continuità e concentrazione. Altre belle conferme sono venute dal gioco dello spumeggiante Belgio, terzo con merito e dalla giovane Inghilterra, che forse per inesperienza ha iniziato a mostrare segni di cedimento proprio in semifinale contro la Croazia. Bene anche Uruguay e Russia, almeno fino ai quarti. Le note negative sono facilmente individuabili: la Spagna, seconda grande favorita, crollata ai rigori negli ottavi contro i padroni di casa russi ma sempre e comunque deludente nelle partite precedenti, il Brasile del pagliaccio tuffatore Neymar, terzo favorito eliminato ai quarti dal sorprendente Belgio. Una nota a parte merita, almeno per noi italiani, la tanto amata/odiata Argentina. Amata sicuramente per il legame indissolubile che quella nazione creata da emigranti ha con il nostro paese, per i tanti campioni, oriundi e non, che da sempre giocano nel nostro campionato e per quell’amore viscerale che un’intera città nutre ancora per quell’immenso campione che è stato Diego Armando Maradona. Odiata forse per la polemica del controtifo richiesto, ed in parte ottenuto dallo stesso Maradona, prima di quella beffarda eliminazione subita ai rigori a Italia ’90, proprio contro l’Argentina e proprio sotto il Vesuvio. E’ stato uno spettacolo davvero triste e deprimente vedere l’Albiceleste guidata in campo da uno stranito e pavido Messi, in panchina da un cialtrone tatuato e incompetente e dal palco supportata, con gli occhi spiritati rivolti al cielo e gestacci regalati agli avversari sconfitti, da un imbarazzante e imbolsito ex campione, perennemente stordito, instupidito da chissà quali sostanze e libagioni ma che la FIFA ha pure pagato, come suo Ambasciatore, per assistere in quel modo scomposto alle partite della sua adorata Argentina. Óscar Washington Tabárez è stato invece, purtroppo, obbligatoriamente composto. Al maestro di calcio e di vita uruguagio affetto da una grave neuropatia che attacca il sistema motorio, va l’abbraccio più forte e un ringraziamento commosso per l’esempio che ha regalato a tutti, Maradona compreso. Con l’augurio di rivederlo ancora tante volte in panchina, indomito, a guidare la sua Celeste. Al vincitore Didier Deschamps cosa possiamo augurare che già non abbia ottenuto? Una dentiera nuova?
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