di Dario Claudio Bonomini - Sono bastate le prime tre giornate di Campionato, dopo pochi mesi di pausa estiva allietata dalle quotidiane vicende di mercato e dalle partite del calcio d’agosto, per ricominciare come niente fosse con le analisi spesso assurde, con le incongruità di giudizio, le discussioni polemiche e le elucubrazioni varie che ci fanno esclamare con gioia che il Grande Circo della Serie A è finalmente tornato. Cominciamo in ordine sparso. Gattuso viene messo in discussione al primo risultato negativo contro il Napoli, dopo un ottimo primo tempo giocato in trasferta dal suo Milan. Incombe minacciosa la scomoda ombra di un Antonio Conte che si aggira in Europa senza squadra, ma al successivo risultato positivo contro la Roma, strappato peraltro al 95’, il giudizio cambia come per incanto. Fortunatamente Ringhio è umile, conosce i propri meriti ma soprattutto è consapevole dei propri limiti per cui è il primo a non farsi incantare da commenti troppo lusinghieri che, oltre ad evidenziarne sempre la verace e ruvida schiettezza, lo hanno subito esaltato quasi fosse un nuovo maestro di calcio. Addirittura qualcuno ha avuto il coraggio di scrivere che un po’ di merito andrebbe pure dato al tanto spernacchiato – fino a quindici giorni fa – Mirabelli. Ma forse si tratta solo di corregionali della punta dello stivale. Ancelotti, invece, dopo due partite vinte in rimonta cade fragorosamente alla terza contro la Sampdoria. Il pacioso e buongustaio Carletto, che quando rilascia interviste sembra sempre in fase digestiva postprandiale - anche se in effetti si è appena alzato dalla panchina - ha avuto in carriera la fortuna di portare sempre alla vittoria squadre molto forti perché attrezzatissime dal punto di vista finanziario: il Milan europeo di Berlusconi, il Chelsea, il Real Madrid, il PSG ed infine il Bayern Monaco. Nelle ultime due esperienze estere ha condotto però squadre che a marzo avevano praticamente già vinto i loro rispettivi campionati e dove forse la fase difensiva, vista la scarsa concorrenza, non era poi così fondamentale. Si cimenta ora in un campionato molto più difficile, allenando una squadra orfana di un Sarri che in tre anni era riuscito a regalarci il gioco più bello espresso dal nostro calcio. Il tecnico di Reggiolo, oltre che simpatico a tutti, è indubbiamente anche bravo, per cui, certamente aiutato da media nei suoi confronti sempre molto benevoli, saprà affrontare da par suo questa nuova e impegnativa sfida, correggendo qualche incertezza iniziale. Spalletti da Certaldo infine è antipatico si sa, non come Mourinho, ma come tutti i toscanacci. Ma antipatico soprattutto ad alcuni giornalisti dei quali forse non è amico, ad altri non piace perche magari sopportano malvolentieri di porre domande per ultimi, ad altri ancora perché qualche volta sono stati apostrofati ironicamente, o forse solamente per una sua innata e sovrabbondante verbosità da filosofo contradditorio. Ma l’allenatore resta valido anche se come tutti, a volte, sbaglia formazione e cambi (vedi pareggio casalingo con il Torino). Non per questo pare giusto metterlo già in discussione per lo stentato avvio dei nerazzurri nelle prime due giornate. Per il resto CR7 non ha ancora timbrato ma gli rimangono 35 partite per segnare almeno quei 40 gol che i tifosi, non solo bianconeri, pronosticavano. Per il momento, mentre la sua Georgina sfila non si sa a che titolo, sul red carpet di Venezia, lui farebbe meglio ad andare a ritirare i premi, anche quando non vince il più ambito, riconosciuto peraltro ad un grande giocatore ed ex compagno di squadra come Modric. Non la pensano così i molti tifosi juventini che lo giustificano perché, apprendiamo basiti, il gol in rovesciata che il portoghese ha segnato a Torino nella scorsa Champions è stato in assoluto il più bel gol in rovesciata della storia del calcio. Che mancanza di sensibilità da parte dell’Uefa. Dimenticano però gli amici gobbi, gli innumerevoli e altrettanto spettacolari gol in acrobazia marcati nel corso degli anni da grandi campioni o a volte da umili giocatori che con quel gesto segnavano il gol della vita. L’elenco è troppo lungo, vadano se vogliono a consultarlo e a rivedersi le immagini. Concludiamo con Mancini, nuovo selezionatore azzurro. Ha appena scoperto, l’elegante CT, che nel campionato italiano militano troppi giocatori stranieri, a volte non di qualità tale da togliere posto ai giovani nostrani. Gli interisti lo ringraziano per aver regalato, imponendoli alla dirigenza per poi ripudiarli, talenti purissimi come Felipe Melo, Shaqiri o Caner Erkin, quando magari nella Primavera qualche ragazzo meno scarso, a cercarlo bene, si trovava.
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piu mancini felipe melo oggi scopre giovani
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