di Davide Capano - Le regole del destino non puoi scriverle. Al massimo puoi leggerle. Chi se lo immaginava soltanto un mese fa? Gonzalo Higuaín al Milan e Leonardo Bonucci alla Juve. Sarebbe stata bollata come una tonterìa, una sciocchezza. E invece adesso è realtà. Stesso numero di lettere nel cognome, ma percorsi colmi di deviazioni impensabili e confusionali contraddizioni. Scene uscite da un master di sceneggiatura. Proprio un giorno all’improvviso. Viaggi da una città all’altra. Dalla Continassa a Milanello e viceversa. Capitoli di calcio senza tempo, frutto di lavoro frettoloso ma ragionato, tra intuito e riflessione. Anche se ogni storia è una storia d’amore, è inutile piangere sul latte macchiato. L’onestà non ha budget e la qualità non ha anagrafe. Dalle cose formali si è passati alle cose sostanziali nell’estate di CR7, la farfalla col mitra. “Arma” che il nuovo attaccante rossonero usa in campo, in quell’imbuto nella cui bocca c’è l’area di rigore. L’habitat naturale del Pipita, il suo fazzoletto di erba preferito. Cintura nera da bomber di razza. Higuaín sembra il nome di un energetico sudamericano pronto a rifocillare il Diavolo di Elliott, Gattuso, Leonardo e Paolo Scaroni. Al Milan uno così serviva come la penna a un notaio. A Bonucci, invece, la Juve mancava come l’asola a un bottone. Per il difensore viterbese la Signora è stata una ex ragazza. Non gli piaceva più, ma in realtà gli è sempre piaciuta. La sua parentesi milanista? Un anno in albergo in attesa di rientrare a casa. Di una cosa siamo certi: Gonzalo e Leonardo, due nati sotto il cielo del kashmir, non guarderanno al passato con rabbia. Così direbbero gli Oasis… Perché, forse è vero, il destino non ha regole. Anche Mattia Caldara l’ha provato sulla pelle.

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