di Emanuele Colangeli - "Non chiamatemi mercenario". Un appellativo mai digerito da Gianluca Scamacca per aver sposato nel gennaio del 2015 un «progetto di vita, un percorso di crescita». L’ha sempre definita una «scelta giusta», nessun rimpianto. "Il PSV mi ha dato una casa, una macchina. Potevo rinunciare?". Storia di addii e di ritorni: Italia, Olanda e oggi nuovamente Italia. Da quel passaggio dalla Roma al PSV ancora sedicenne, vissuta a Roma con l’ossessione di un Petrucci – bis, fino al presente chiamato Cremonese e Italia U19. A suon di gol e prestazioni da baby campione, soprattutto in maglia azzurra: «Ibra è il mio modello, ma il mito fin da bambino è sempre stato Totti».  A 16 anni avere dei punti di riferimento è naturale e soprattutto aiuta a porsi degli obiettivi e dare il massimo ogni giorno, in allenamento come in partita. Una continua voglia di migliorarsi e mettersi alla prova fin da quando tirava i primi calci a un pallone, con le maglie della Polisportiva “Delle Vittorie” e della Cisco Roma. A 10 anni la Lazio - che lo ha cresciuto calcisticamente - poi a 14 anni la Roma, il sogno di una vita, che ne ha fatto un campioncino, sul quale hanno ben presto puntato i riflettori alcuni tra i principali top team europei.   Poi nel 2015 la scelta olandese, fortemente voluta dal giocatore, alla ricerca dell’ennesimo salto di qualità: «Avevo il desiderio di lavorare tanto su me stesso, di migliorarmi. In Olanda ti consentono di farlo. C'è molta tranquillità e poca fretta, ma se vedono che ci puoi stare, che fai la differenza, non ci pensano due volte a convocarti». Tanto lavoro e gol con lo Jong PSV, gli insegnamenti di un campione come Ruud van Nistelrooy: «Una grandissima persona, umile e disponibile a insegnare: se venivo a giocare fuori area lui si incavolava, mi diceva di attaccare la profondità, di stare in area. Mi faceva vedere i suoi video o quelli di Radamel Falcao». Però anche Gianluca sapeva cosa fosse meglio per lui. Il ds del Sassuolo Angelozzi a gennaio dello scorso anno chiama, con Di Francesco regista. E lui non ci pensa su due volte. Nuovamente un addio, anzi, “vaarwel PSV!”. E si presenta in Emilia, “mi mancava la mia terra: si è presentato il Sassuolo, una bella occasione, e non ho esitato”. Sei mesi sotto la guida dell’attuale allenatore della Roma, la vittoria del “Viareggio” con la Primavera e l’esordio tra i professionisti. Dalla scorsa estate la Cremonese, per crescere ancora. A Palermo due settimane fa è arrivato il primo gol tra i “grandi”, una soddisfazione enorme. La prima tacca per poter dire: ce l’ho fatta. «A Cremona mi trovo meravigliosamente bene», lo ripete spesso Gianluca. Ma ancora di più in Nazionale. In primavera ha trascinato l’Under 19 all’Europeo di categoria. Cinque gol in due partite. Devastante, con la testa ormai da calciatore. Dimenticate le bizze di qualche mese fa, quando prese una sospensione dall’azzurro per motivi disciplinari. Ora c’è solo il campo. Mente e corpo per il calcio, col fuoco dentro: qualità indispensabile per chi fin da piccolo voleva «vivere per il calcio».

Scamaccone

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