di Franco Ordine - Domenica sera abbiamo toccato il fondo. Sì, il fondo per il nostro calcio incapace di discutere, persino su un rigore, in modo civile, senza tentare di delegittimare chi la pensa in modo diverso. È accaduto durante Skycalcioshow, il dibattito a più voci che segue il posticipo della domenica e che ha avuto, come episodio centrale, il rigore non rigore assegnato oltre il recupero da Abisso alla Fiorentina e costato il 3 a 3 finale. Bene. Luciano Spalletti, che in questo periodo ha qualche buonmotivo interno per non risultare sereno, è intervenuto su Sky e ha tentato un processo al conduttore Fabio Caressa e ai suoi ospiti che nei minuti precedenti avevano espresso il loro parere sul famoso tocco di petto-braccio di D’Ambrosio. Per rendere la sua critica ancora più velenosa, Spalletti ha parlato di “tifo” e Caressa, impreparato a quell’assalto, si è difeso alle belle e meglio. L’accusa, riferita probabilmente alla presenza di Ambrosini, ex Milan e Fiorentina, non è stata raccolta ma denuncia il degrado della discussione. È vietato, secondo Spalletti, avere un’opinione diversa se non motivata dalla passione segreta per una squadra coinvolta nella vicenda. Al posto di Caressa, avrei richiesto un chiarimento pubblico e immediato: tifoso a chi?, chi sarebbe il tifoso? e per quale squadra? Nei panni dell’interessato gli avrei risposto per le rime. Avvelenando il pozzo, prima o poi un po’ di quell’acqua finirà anche sulla tavola di Spalletti.
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