di Mattia Marinelli - Anche la curva dell'Inter, nel momento in cui Franco Baresi ha innalzato al cielo di San Siro la maglia di Ray Colin Wilkins, è rimasta in rispettoso silenzio. E qualche tifoso del Milan ha pensato, alla fine del derby, che sia stata la mano del "Rasoio" a vegliare sulla porta rossonera nei momenti delle clamorose occasioni di Icardi. Nella foto Carlo Ancelotti e Ray Colin Wilkins, una incredibile storia trasversale: nell'estate 1987 l'inglese lascia il Milan, nell'estate 1987 Carletto lo sostituisce al Milan. E poco più di 20 anni dopo si sarebbero ritrovati al Chelsea, prima squadra della carriera di Wilikins: lui vice e Carletto Ancelotti head coach. Ha scritto Stefano Ravaglia sul sito Milancafè24.it: "Se n’è andato nel giorno del derby. E non poteva essere altrimenti. Ma se n’è andato troppo presto, Ray Colin Wilkins. Che con Jordan e Hateley costituiva una coraggiosa banda britannica all’assalto degli anni Ottanta rossoneri. Che erano stati terribili: con lo scudetto sul petto, il decimo, il Milan si era ritrovato catapultato in B per via del calcioscommesse e di nuovo retrocesso sul campo nel 1982. Poi, tornato in A, era iniziata quella sorta di anticamera che avrebbe portato al grande ciclo d’oro sacchiano, e a tutto il resto. Grandi manovre sull’asse Inghilterra-Milano in quegli anni. Mentre lo “sciagurato” Luther Blisset riprese un volo per Londra, sponda Watford, da dove era venuto, nell’estate ’84 Wilkins sbarcò invece a Milano per tre miliardi e mezzo, da Manchester. Lo sguardo accigliato, la folta capigliatura che aveva lasciato posto ora a un volto stempiato, quel fare tipicamente inglese, battagliero e mai intorpidito. Era questo che piaceva di quel Milan: Wilkins, così come “Lo squalo” o “Attila”, non sarebbe potuto essere protagonista di un grande ciclo, ma ha rappresentato la voglia e l’entusiasmo della gente rossonera di ritornare a respirare l’aria buona di un tempo".
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