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river boca lultimo atto della finale sempre

Redazione Derby Derby Derby

di Davide Capano - Dio è dappertutto, ma riceve solo a Buenos Aires. Recita così un vecchio e argentinissimo modo di dire. Di sicuro, l’Altissimo, domani terrà l’occhio vigile sull’Estadio Monumental, dove River Plate e Boca Juniors (ore 17 in Argentina, le 21 in Italia) disputano il ritorno-revancha della finale di Libertadores. Si riparte dal 2-2 della Bombonera; i gol fatti fuori non valgono doppio. In caso di ulteriore parità, supplementari e rigori. Arbitra il 42enne uruguaiano Andrés Cunha. L’esito del match (in Italia in esclusiva assoluta su DAZN) appare incertissimo. La partita testimonierà come nel calcio il risultato è un palloncino che, talvolta, si stacca dal campo e vola via per conto suo. A Buenos Aires, del resto, c’è uno psicanalista ogni 100 abitanti e i viali sfrecciano per chilometri senza cambiare nome con la loro schiamazzante energia. River-Boca contrappone borghesi del centro contro portuali della periferia. Millonarios (ricconi) contro Xeneizes (genovesi in castigliano). Poli opposti da una dialettica pulp. Nella “Nausea” di Jean-Paul Sartre l’Autodidatta definisce così l’avventura: “Un avvenimento che esce dall’ordinario senza essere necessariamente straordinario”. Ecco forse è questo il Superclásico: una sfida per gente con olfato de goal, non per calciatori utili come la forchetta nel brodo il giorno di Santo Stefano. I pedatori assumeranno la forma di soldati, rispondendo sempre sì e adattandosi a qualsiasi situazione. Assurgeranno a cavalieri erranti che partono per la “battaglia” con una Coppa da conquistare e poi sfoderare nei tornanti della Storia. Di solito il vinto è assai più patetico del vincitore. In città è prevista un’esplosione d’entusiasmo raramente vista. Si prevedono “hinchas” in versione di baccanti in stato d’estasi. Perdere domani sarà meno piacevole di una mattina dopo una sbronza salatissima. Un dolore diversamente lirico. Perché l’amore dei tifosi per River e Boca è stato, è e sarà sempre senza mezze misure. Soprattutto nella “Finale di sempre”! Chi perde ci metterà forse più di vent’anni a riprendersi. Il buon Dio, però, consolerà gli sconfitti. Statene certi!