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rizzoli var pari patta trionfo della discrezionalita

Redazione Derby Derby Derby

di Franco Ordine - Abbiamo finalmente una spiegazione pubblica firmata da Nicola Rizzoli, designatore silenzioso degli arbitri di serie A (mentre Nicchi, il presidente dell’Aia, invece interviene anche sull’uranio impoverito, ndr), sulla questione del rigore fischiato a Benatia in Milan-Juve per fallo di mano. Meritava o no il secondo giallo che voleva dire espulsione e Juve in dieci dalla fine del primo tempo? La risposta è di quelle che evocano il ricordo di un caro e stimato collega della Gazzetta dello Sport, gentiluomo d’altri tempi, Angelo Rovelli, abituato nelle dispute giornalistiche e private a non prendere mai posizioni nette per non dispiacere nessuno dei suoi interlocutori.

Ha detto Rizzoli nel corso dell’incontro con allenatori svoltosi lunedì mattina a Milano: “Situazione soggettiva per l’arbitro. Se il direttore di gara avesse avuto la certezza che fosse un controllo di palla, l’arbitro avrebbe potuto anche estrarre il cartellino. Se invece il controllo viene reputato anticipo sull’avversario può portare solamente al rigore, come poi è successo”. La sintesi è la seguente: ha ragione il Milan ma non ha torto la Juve. E come al solito è stata lasciata all’arbitro la discrezionalità di sanzionare o meno, di intervenire oppure fare finta di niente. Che è poi il vero nodo di fondo della questione arbitrale italiana. Così facendo, insomma, gli arbitri conservano il dominio assoluto sul regolamento, lo interpretano a proprio piacimento e secondo il proprio istinto e all’infinito ci saranno decisioni una in contrasto con l’altra. Così è anche se non ci pare proprio.