di Angelica Cardoni - La musica della Champions e il dialetto spagnolo. Un caso, una coincidenza o uno scherzo del destino? Dopo la storica remuntada contro il Barcellona nella scorsa stagione, che portò la Roma in semifinale di Champions (dove poi è stata sconfitta dal Liverpool), i giallorossi tornano in campo nella competizione europea più prestigiosa contro un’altra squadra iberica. E non proprio una qualunque: i campioni in carica del Real Madrid, che conoscono bene il profumo dell’Europa. Quattro vittorie nelle ultime cinque Champions, con una semifinale sempre raggiunta nelle otto stagioni più recenti. Numeri significativi, nonostante i cambiamenti dell’ultimo anno. Da una parte e dall’altra. Cristiano Ronaldo - dopo 9 stagioni di trionfi - e Zinedine Zidane, salutando il Real Madrid, potrebbero aver spostato gli equilibri di un gruppo che rimane comunque solido e competitivo (attualmente il Real è secondo in Liga, a due punti di distanza dal Barcellona). La Roma, rispetto alla squadra che ha battuto il Barcellona, ha un altro volto. Monchi, in estate, ha imposto la sua linea guida: tanti giovanissimi sono arrivati a Trigoria, alcuni punti fermi hanno scelto altre destinazioni, come Alisson, Nainggolan e Strootman. Un aspetto sottolineato anche da Daniele De Rossi: “Siamo i primi a chiedere di più ma non è facile paragonare la Roma che ha battuto il Barcellona dopo un percorso di conoscenza di mesi e questa, che è all’inizio di una nuova stagione”. Ma per Lopetegui il problema non si pone: “La Roma già lo scorso anno ha fatto una grande Champions, eliminando prima l’Atletico e poi il Barcellona, e ora è migliorata: aveva una rosa già completa e con gli acquisti ha fatto un passo in più. E mantenendo lo stesso allenatore ha dato continuità agli automatismi acquisiti lo scorso anno. Per me è anche più forte dello scorso anno”. Certo è, che riavvolgere il nastro potrebbe essere utile - almeno a livello emotivo - per i giallorossi, chiamati a un’altra impresa al Bernabeu. Teatro di vittorie storiche - nel 2002 con la firma di Totti (re di Spagna per una notte), negli ottavi del 2008 con Spalletti in panchina - ma anche di brutti ricordi, come nel 2016, sempre con Spalletti. Ora quello stadio è un punto per ripartire e per cercare un risultato positivo che darebbe morale alla Roma di Di Francesco, dopo un avvio poco convincente in Serie A: una vittoria all’esordio contro il Torino, un pari contro l’Atalanta, il ko a San Siro col Milan e l’ultimo pareggio contro il Chievo.

Manolas-Roma

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