di Davide Capano - Se tutti i sogni spettacolari andassero in frantumi la vita non sarebbe degna di essere vissuta. Ecco perché Roma-Liverpool di domani ha un senso a prescindere dal 5-2 dell’andata. I giallorossi dovranno correre più veloci dei motorini Piaggio. Di questi tempi da azzurro tenebra, portare una compagine italiana nella finale di Kiev sarebbe roba oltremodo storica. Alla faccia del gegenpressing e delle cinghiate! Servirà una Roma più bella dello stop di Marcelo all’Allianz Arena. Nonostante Salah e Firmino facciano più danni di Pio e Amedeo, De Rossi&compagni devono tirar fuori un’altra prestazione epica, 22 giorni dopo il 10 aprile. Servirà una Lupa bella bella bella (e grande grande grande) in modo assurdo. Undici martelli dalla faccia gentile come le antilopi sulle alture dell’Atlante. Ai Reds non vanno concessi regali tipo nubi di pioggia in tempo di siccità. Specie in un Olimpico vestito a bolgia. Cos’è Roma-Liverpool? Un kolossal dell’anima, come ha detto magistralmente qualcuno. È anche gioia orgasmica e pregevoli soffi al pallone. In quattro parole: pagine di alfabetizzazione calcistica. Di Francesco e Klopp sono pronti a entrare nell’Olimpo. La Roma mira a un sogno che duri più di 52 secondi. Sì, perché per 52 secondi nel 1984, dopo il rigore realizzato dal compianto Agostino Di Bartolomei, la Lupa è stata Campione d’Europa. Proprio contro il Liverpool all’Olimpico. Dall’altro lato la seconda squadra più titolata d’Inghilterra vuole guadagnarsi la possibilità di alzare la sesta Coppa dei Campioni/Champions League. Tutte e due le contendenti sono alla ricerca della loro “finest hour”. Ventidue e trenta o half past ten? Daje o c’mon? Grazie Roma o You’ll never walk alone? Fate vobis! L’Ucraina e l’ambasciatore Shevchenko sono lì che aspettano...
© RIPRODUZIONE RISERVATA