di Max Bambara - Ieri nel post gara di Lazio Milan, Rino Gattuso non ce l’ha fatta a trattenersi e ha risposto a Salvini nel modo più consono ad un calabrese che non sa mentire. Esiste un lato della medaglia che fin qui non è stato esaminato e che va ben oltre il battibecco di ieri.Salvini è un tifoso del Milan e, ovviamente, come tutti i tifosi rossoneri ha pienamente il diritto di dire la sua sulla squadra rossonera, di criticare le scelte dell’allenatore, di esprimersi non per forza secondo i canoni del politicamente corretto. Ci sta. Tuttavia ci stanno anche altri due aspetti. Il primo riguarda le risposte. Se Salvini parla è altrettanto legittimo che Gattuso gli risponda. L’allenatore milanista non è un pungiball che deve incassare senza mai replicare. Inoltre, sia consentito dirlo, da qualche tempo Matteo Salvini è diventato particolarmente prodigo di giudizi sul Milan. Ovviamente, sempre trancianti. Negli anni scorsi, in tanti, nemmeno sapevano di quale squadra fosse tifoso l’attuale vicepremier. La realtà è che il consenso politico che i sondaggi gli riconoscono, ha cambiato la percezione della realtà da parte dell’attuale vicepremier. Matteo Salvini vive la sindrome da Berlusconi, senza però essere Berlusconi. Senza averne i mille pregi, gli innumerevoli difetti, la conoscenza dei protagonisti del calcio, il carisma senza pari. Nei 31 anni in cui Berlusconi è stato presidente del Milan, la dialettica con i suoi allenatori non era soltanto privata; era anche pubblica, con giudizi netti mai risparmiati, ma con i dovuti appoggi nei momenti tragici. Fu proprio Berlusconi per esempio a confermare pubblicamente Ancelotti dopo quel tornado sportivo che sinteticamente viene ribattezzato come “Istanbul”. Eppure se in un arco temporale così vasto, l’unico protagonista che gli ha risposto per le rime pubblicamente è stato Leonardo, peraltro non dopo una critica pubblica (era il febbraio 2010 e qualcuno riportò all’allora tecnico del Milan alcuni giudizi trancianti sul suo operato proferiti da Berlusconi in una cena politica con alcuni senatori), una ragione c’è e non va ricercata nella mera circostanza per cui Silvio era quello che pagava. Quello contava di certo, ma non pesava in maniera determinante. In realtà Berlusconi ha sempre criticato le scelte degli allenatori e mai la loro persona. E mai, a memoria, si è scagliato contro un giocatore del Milan arrivando ad offenderlo (“indegno” ad Higuain non lo avrebbe detto nemmeno sotto tortura). Sapeva essere tagliente come una lama, ma mai offensivo. C’è poi un ulteriore aspetto che oserei definire partigiano. Il calcio è e rimane una fede e la fede non ammette miscredenti. Salvini nella settimana del derby è andato ripetendo che avrebbe sicuramente vinto l’Inter perché più forte del Milan. Due minuti dopo la fine della partita, eccolo scagliarsi contro Gattuso e Donnarumma. Ora, caro Salvini, magari l’Inter ha qualcosa in più del Milan in questa stagione, ma fare il professionista di sventura prima della partita che senso ha? E, soprattutto, se sei certo che vinca l’Inter in quanto più forte, perché te la prendi coi classici capri espiatori a fine partita? Sei in aperta contraddizione logica. A fine gennaio del 2016 d’altronde, proprio Salvini arrivò allo stadio per il derby con l’Inter professandosi certo della vittoria dei rivali cittadini. A fine partita esultava come un ultrà

Higuain-mercato
grazie al 3-0 milanista firmato Alex, Bacca e Niang. Ci sta tutto per carità, ma la sensazione è che il buon Matteo abbia bisogno sempre del carro giusto: quello della vittoria o quello dei giudizi illuminati. Sono dell’opinione che la reazione di Gattuso nasca da questa summa di cose, in particolare dagli attacchi diretti ai suoi giocatori. Probabilmente, se le critiche di Salvini fossero state dirette in modo esclusivo a lui come allenatore, Rino avrebbe reagito diversamente la lingua sarebbe stata meno pungente. Tuttavia, quest’ultimo mese di bordate contro il Milan e contro alcuni suoi giocatori fondamentali (Higuain, Donnarumma), ha fatto scattare la molla nel tecnico rossonero che per il gruppo, anche da giocatore, era pronto a sacrificarsi e a battersi come un leone. Da allenatore, ovviamente, non può essere cambiato. Senza entrare in ambiti politici (che qui non sono pertinenti), Salvini oggi può certamente avere quel consenso popolareche Berlusconi ha avuto per 20 anni. Non ha però il fascino che Silvio aveva sui protagonisti del calcio, il carisma illuminato, la capacità di penetrare nella mente dei giocatori e degli allenatori che Gattuso, prima della finale di Manchester, ha potuto sperimentare. Quasi tutti nel Milan (Leonardo fu l’eccezione) gli perdonavano le critiche pubbliche perché sapevano che dietro di esse non si celava alcunché di malevolo o pregiudizievole e, soprattutto, che facevano parte del personaggio. In Salvini sembrano invece un vero e proprio tentativo di diventare personaggio, anche a danno del Milan. Una differenza sottile, ma fondamentale.

Gattuso

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