di Luca Uccello - E adesso cosa succede? Per cosa gioca la Samp? Ci crede ancora all’Europa? Piuttosto quando si gioca il derby? Questione di ambizioni, di obiettivi, o semplicemente orgoglio, quello che non sembra avere questa squadra . La Sampdoria sembra una barca in mezzo al mare senza porto e comandante, destinata alla deriva, che acqua da tutte le parti. Stanno per affondare sogni e certezze, stanno venendo a galla lamenti e incomprensioni. Non ci sono alibi, non ci sono scusanti: il j’accuse deve essere forte e chiaro, una chiamata alle armi che qualcuno dovrebbe ascoltare. A partire da chi dovrebbe fissare degli obiettivi, farli rispettare e magari pianificare il futuro costruendo una nave forte e solida, e invece ogni anno, cede alla tentazione di salutare i suoi migliori marinai in cambio di plusvalenze di bilancio. Ma così sembrano far tutte, nessuna esclusa... E quindi? Si va avanti. Si continua a navigare in un mare tempestoso. E’ piu difficile ammettere, forse per qualcuno, che oggi neppure Giampaolo è esente da colpe... perché se è vero che la Sampdoria non poteva essere quella che ha battuto la Juventus, non può essere vero che sia quella di Benevento, e nemmeno quella di Crotone o quella di domenica sotto di un diluvio di goal. Un comandante non dovrebbe abbandonare mai la sua nave. Giampaolo avrebbe dovuto crederci prima di tutti, rischiare e non stendere un red carpet di alibi continui, o di accuse alla società. Le stesse arrivate dopo Benevento. Forse si sente in colpa, forse sta imitando Sarri anche in questo, magari si sta preparando alla fuga. Per non parlare poi di chi dovrebbe scendere in campo e non restare nello spogliatoio o peggio ancora sul pullman. Cosi senza giocare, hai perso 12 punti di vantaggio sul Milan nel ritorno, 4 su Gasperini, così sei sceso dal treno Europa. 9 reti in 180 minuti è un record che non sarebbe mai dovuto arrivare, è il segno che qualcosa si è rotto. Forse irreparabilmente. Ma bisogna salvare la faccia, non gettare in mare i restanti sogni di gloria... Perché si può perdere il sesto posto... ma la dignità... NO! A quella non si dovrebbe mai rinunciare. E ora che tutto e compromesso resta solo una cosa da fare... come ha suggerito capitan Quagliarella, fare silenzio e pedalare. Basta scuse. Basta parole e paure, non servono gli alibi del "non siamo attrezzati"... la squadra va responsabilizzata, caricata... perché i sogni a volte si realizzano anche se sembrano impossibili... ma bisogna crederci. Crederci e volerlo. Proprio chi ci ha creduto, forse più di tutti ora è deluso, arrabbiato e preoccupato: Chievo, Atalanta e Genoa. Inferno o Paradiso?
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