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san siro ripensaci tu portogallo un anno la svezia

Redazione Derby Derby Derby

di Davide Capano - 369 giorni dopo la notte più brutta della nostra vita da tifosi di calcio (l’eliminazione dal Mondiale), si torna sul luogo dello scempio calcistico. Sabato 17 novembre, 20.45, San Siro, l’Italia riceve il Portogallo in un match decisivo per le sorti del gruppo 3 della Lega A di Nations League. Arbitra il 35enne olandese Danny Makkelie. Gli Azzurri, teoricamente, possono ancora vincere il girone, qualora battessero André Silva&companheiros. Ma potrebbe non bastare. Se fanno 1-0, al Portogallo serve un pari con la Polonia martedì prossimo a Guimarães. Se invece vincono con due o più gol di scarto, i lusitani devono poi necessariamente battere i polacchi per andare alla “Final Four” (6-9 giugno 2019). Mancini probabilmente si affiderà a Chiesa, Immobile e Insigne per provare ancora a sperare. D’altronde Federico, Ciro e Lorenzo sono calciatori con gli scarpini ben piantati nella modernità. Il tecnico portoghese Fernando Santos, invece, seppur orfano del perfido CR7, può contare sulla qualità di Cancelo, play laterale dai piedi di zucchero, e Bernando Silva, cavallo essenziale nello scacchiere del City di Guardiola. Da segnalare anche il rientro dell’interista Joao Mario nella lista dei convocati. Qualche statistica? Nei 26 precedenti l’Italia è avanti 18 vittorie a 6 e 51 gol a 23. Due le gare finite col segno ics. A fare il tifo per capitan Chiellini (alla centesima presenza azzurra a 14 anni esatti dall’esordio con Lippi) e gli altri anche tutti i 2025 calciatori italiani in giro per il mondo, considerando tutte le categorie professionistiche e le principali giovanili di questi club (dati di Transfermarkt). 881 militano in Germania. Come Vincenzo Grifo dell’Hoffenheim, un esterno che sa andare dentro al campo, fresco di chiamata con la Nazionale A. Motivo in più per cui il team azzurro deve tornare a essere più gettonato più d’una hit su Spotify. D’altronde il calcio trasforma una giornata in un capolavoro, proprio perché è contagioso come il bene.