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Redazione Derby Derby Derby

di Emanuele Landi - Il Napoli negli ultimi anni ha espresso forse il più bel calcio d’Italia, ma da quest’anno il bel gioco, i risultati e le prestazioni stanno convincendo anche in Europa. Merito dei calciatori? Senza dubbio, ma di certo fondamentale è stato e continua ad essere del direttore d’orchestra. Se, infatti, nello scorso triennio, sotto la guida di Sarri, gli azzurri hanno entusiasmato soltanto all’interno dei confini nazionali, in questa stagione targata Ancelotti l’aereo azzurro ha spiccato il volo anche nel Vecchio Continente. Sarri aveva una strategia: per centrare l’obiettivo tricolore atteso da quasi trent’anni nel capoluogo partenopeo, l’ex allenatore dell’Empoli aveva deciso di fare all in, trascurando le altre competizioni. Ancelotti, invece, con un turn-over pensato e misurato sta gestendo le forze per cercare di dare il massimo sia in Serie A che in Champions League. Con Sarri al comando nonostante tre annate stupende, premiate da un bronzo e due secondi posti, tra cui l’ultimo in cui è stato battuto il record di punti azzurri in un campionato (91), lo Scudetto non è arrivato per “colpa” di una straordinaria Juventus. Puntare solo sul campionato, lasciando alla deriva la Coppa Italia, la Champions e l’Europa League non ha pagato. Col senno di poi, specie nello scorso inverno si poteva fare di più in Europa anche per un obiettivo economico. Approdare, infatti, tra le migliori 16 in UCL sarebbe stato un toccasana per le casse del club, evitato per un’eliminazione evitabilissima per mano di un non irresistibile Shakhtar Donetsk. Emblematica la scelta di applicare un turnover in Ucraina, compromettendo la qualificazione alla prima giornata del girone, per poi puntare sui titolarissimi al San Paolo contro un modestissimo Benevento. La stessa mossa sbagliata è capitata anche nei sedicesimi di Europa League; l’Europa minore poteva essere anche vinta da una rosa del livello del Napoli, uscito fuori nella doppia sfida col Lipsia. Ancelotti, come dimostra la sua autobiografia, diversamente dal suo predecessore ha nel suo DNA la Coppa. L’attuale secondo posto a -6 dalla Juve dei record fa brillare gli occhi, ma non come la situazione nel girone di ferro di Champions. Gli azzurri sono, di fatto, l’unica italiana ancora imbattuta nella competizione, anche se si sono trovate di fronte avversarie del calibro di Liverpool, finalista nella passata edizione, PSG, superpotenza in Francia con un fatturato monstre rispetto ai partenopei e la Stella Rossa che specie al Maracana fa paura. Le 4 squadre hanno ancora tutte le possibilità di qualificarsi, ma vincendo nel prossimo turno interno contro i serbi, gli uomini di Ancelotti avrebbero un piede negli ottavi. Un pareggio al Maracana dove la Stella Rossa non perde mai, una vittoria meritata al San Paolo contro i Reds e il doppio pari con i parigini fanno sorridere il Napoli mai stato così bello in Europa dai tempi di Benitez, antesignano, appunto, della panchina azzurra di Sarri.