di Mauro Suma - Non si respirava quella settimana a Milano. Solo apnea per le vie e nelle case della città. L'euroderby di semifinale di Champions League del maggio 2003 sembrava il capolinea del derby, il derby finale, l'ultimo. Non sarebbe certo stato così, na veniva vissuto così. Lo 0-0 dell'andata aveva ispessito la tensione. Tutto si tagliava a fette, quella settimana a Milano: anche i sospiri. Il gol di Andriy Shevchenko alla fine del primo tempo, in casa dell'Inter, nel derby di ritorno, non provocò esultanza. Ma un urlo di liberazione. No, il peso di questa sconfitta non sarà nostro, pensavano i milanisti. E Sheva quel gol non lo dimenticherà mai. L'indimenticabile 26 maggio 2013 a Roma. I giornali pronti ad andare in stampa con una edizione straordinaria subito dopo il fischio finale del derby. Le maratone televisive delle radio e delle tv cittadine. C'era il derby in finale di Coppa Italia. Rudi Garcia pochi mesi dopo avrebbe provato a dire che la vittoria giallorossa nel derby di campionato aveva rimesso la chiesa al centro del villaggio, ma ci sono derby che passano e derby che restano. Er derby de Lulic resta. Il minuto del suo gol mostrato dagli aerei sui litorali romani in estate: indimenticabile anche per Lulic, quel Lazio-Roma 1-0. Le stesse emozioni storiche, da derby della vita regalato a milioni di tifosi del River, le sta provando il colombiano Juan Ferdinando Quintero. Nel 2012 era a Pescara, oggi è sul tetto del mondo. Prelevato per 2 milioni e mezzo dall'Atletico Nacional di Medellin e rivenduto al Porto per 10, Quintero ha scritto una pagina di storia. Quando il pallone del Bernabeu gli è arrivato sul sinistro, il cronometro era sul 109' e 03''. La finale più lunga di sempre, la più sentita di tutti tempi, èra ancora inchiodata sull'1-1. Il suo tiro divide le acque della Storia, è la piena che fa esondare il River Plate, il colpo che manda in estasi metà Buenos Aires e all'inferno l'altra metà.

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