di Max Bambara - Preparatevi, sta per avvenire una strana trasformazione!Yonghong Li, da presidente del Milan, si trasformerà presto nella coperta di Linus dell’Uefa. Probabilmente ancora non lo è, ma lo sarà prossimamente. Il massimo organo organizzativo europeo ha appena subito una sconfitta epocale dinanzi al TAS, col Tribunale di Losanna che ha ribaltato il verdetto che escludeva il Milan dalle competizioni europee per una stagione. Il TAS ha dato torto all’Uefa ed ha annullato la condanna, rimandando il Milan, al fine di concordare con l’organismo di Nyon una sanzione meno grave. Nei fatti, il TAS ha ravvisato pertanto un trattamento sanzionatorio eccessivo e non equanime rispetto alla violazione segnalata. Senza dubbio il cambio di proprietà avvenuto in questi giorni nel Milan può avere inciso sulle determinazioni del Tribunale di Losanna; tuttavia è facile immaginare che adesso l’Uefa si aggrappi alla immagine di Yonghog Li come coperta di Linus utile a giustificare la sua brutta figura e la politicità pelosa della sua decisione. Non è così e non può essere così. Vediamo perché. In sede di Camera investigativa Uefa, il Milan si era presentato con i bilanci trasparenti. Vero è che c’erano due criticità legate alla proprietà, relative al versamento degli ultimi 60 milioni di aumento di capitale ed al rifinanziamento del debito sottoscritto nell’aprile 2017 con il fondo Elliott. Tuttavia entrambe le criticità erano relative e non assolute, in quanto c’erano accordi presi all’origine in base ai quali le quote del Milan erano in pegno al fondo di Singer che, in caso di rottura della covenant o di mancato pagamento del debito in scadenza ad ottobre 2018, avrebbe potuto immediatamente subentrare a Li nella gestione del club. Il fondo Elliott aveva inoltre garantito per iscritto, a maggio, la continuità aziendale per il Milan. Il club meneghino era, finanziariamente, in una botte di ferro, anche nell’ipotesi in cui il suo azionista (Li) non fosse stato in grado di ricapitalizzare o rifinanziare il debito. Era tutto scritto e prontamente conoscibile. Bastava prenderne atto. Non a caso, al primo inadempimento di Li (6 luglio 2018), il fondo americano ci ha messo solo pochi giorni per diventare formalmente proprietario del Milan (10 luglio 2012). Se l’Uefa,quindi,avesse dato ascolto fin da principio ad un impegno scritto del fondo Elliott, questa sceneggiata farsesca di 2 mesi non sarebbe esistita. Il Milan avrebbe così avuto il suo Settlement Agreement e si sarebbe potuto muovere sul mercato con calma, senza arrivare alla fine di luglio con le sue operazioni ancora in stand by a causa dell’incertezza sulla sua partecipazione all’Europa League. Orbene, alla luce di ciò, possiamo indubbiamente affermare che i danni subiti dal Milan, anche e soprattutto sul piano dell’immagine, non verranno restituiti da nessuno. L’Uefa invece, probabilmente, continuerà a nascondere le sue responsabilità dietro una comoda coperta di Linuschiamata Yonghong Li. Tutto ciò, pur di non ammettere la propria miopia, unita al proprio protagonismo politico che l’ha portata a generare quel mostro giuridico che condannava il Milan per delle normali violazioni del FPF, violazioni in certi casi inferiori a club che avevano tranquillamente ottenuto il Settlement Agreement in precedenza. Questi sono i fatti che hanno portato al contenzioso Milan/Uefa, una vicenda dai contorni vagamente kafkiani e parossistici, in cui il Milan è stato messo alla berlina pubblicamente. Nulla restituirà ai milanisti due mesi di accuse vane ed arbitrarie. Il verdetto del TAS, però, rimarrà un feticcio da esibire per molto tempo contro gli avvelenatori di pozzi in servizio permanente ed effettivo.