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zaniolo fosse jovetic calma liquidare ninja

Redazione Derby Derby Derby

di Dario Claudio Bonomini - Nainggolan o Zaniolo? Il gioco del rimpianto. Non era ancora terminato il combattuto ed equilibrato confronto dell’Olimpico fra una Roma in allarmante pre-crisi e un Inter alla caccia di tre punti utili per non perdere terreno nei confronti del Napoli (la Juve rimane inarrivabile), che le solite vedove dell’amara nostalgia si scatenavano in considerazioni e confronti a dir poco oziosi e inconcludenti. Si insinuava che il giovane e promettente Zaniolo, migliore in campo dei giallorossi, potesse essere già rimpianto dalla società nerazzurra, colpevole a detta di costoro, di averlo troppo frettolosamente sacrificato sull’altare del ricongiungimento tanto agognato fra Spalletti e il trucido Nainggolan. Pensare che i dirigenti nerazzurri debbano già ripensare la loro scelta di averlo inserito nell’affare solo perché il ragazzo ha ben giocato una partita che, se fossero stati disponibili i vari De Rossi, Dzeko, El Shaarawy, Pellegrini e non acciaccati Perotti e Pastore, probabilmente avrebbe seguito dalla panchina, ci sembra per lo meno azzardato. E’ vero che il Ninja nerazzurro, complice anche l’infortunio subito durante la preparazione estiva, non ha ancora deliziato in pieno i suoi nuovi tifosi con la sua grinta e i suoi mitici inserimenti spesso decisivi, ma il motivo per cui si è puntato su di lui risulta abbastanza evidente ed è lo stesso per cui il Milan sogna di riprendersi Ibra. Inserire esperienza, forza, cattiveria agonistica e quindi capacità di trascinare sul campo squadre che iniziano ad avere loro identità ben definite, seppur diverse. Auguriamo ovviamente a Zaniolo, sosia del non troppo compianto montenegrino Jovetic, di diventare lo stesso fenomeno che qualche mese fa sembrava essere già diventato Chiesa della Fiorentina, ma non vorremmo assistere al patetico giochino che esorta al rimpianto per qualsiasi gol, parata o giocata realizzata nella sua nuova squadra da un giocatore sul quale si è deciso di non puntare più, cedendolo o inserendolo in un’altra trattativa. Per quanto visto in campo il pareggio è giusto, così come corretto ammettere che il rigore di D’Ambrosio sullo stesso Zaniolo, colpevolmente ignorato dalla Var, era abbastanza evidente. Ciò che lascia perplessi è che su questo episodio compiacenti commentatori de’ noantri abbiano indugiato lungamente, dando voce ad un peraltro abbastanza misurato Totti, chiamandolo fraternamente fra una battuta e l’altra..a Francè, ed abbiamo poi bellamente sorvolato su quello che ai più è parso non un semplice contrasto spalla contro spalla fra Manolas e Icardi ma bensì un netto fallo di spostamento ai danni del centravanti argentino lanciato a rete e che, a parti invertite, immaginiamo quali polemiche avrebbe sollevato. Spiace anche vedere due grandi ex nerazzurri, ormai ingessati nei loro completi d’ordinanza da opinionisti political correct, uniformarsi tristemente.

Aridatece er sor Mourinho.