Aldo Serena: “Ibra al Milan? Non lo farei. Napoli? I ritiri non servono. Pallone d'oro? Non l'avrei dato a Messi"
Aldo Serena, ex calciatore di Inter e Milan tra le altre e oggi commentatore sportivo Mediaset ha trattato con Football News 24 tanti argomenti, dal calciomercato alle scelte fatte per premiare il miglior giocatore della passata stagione, quel Pallone d’Oro già discusso e vinto nuovamente da Leo Messi.
Aldo, due giorni fa avevi scritto su Twitter: “Il difensore volante Van Dijk ne fa due e siamo solo al minuto 25. Non lo merita il pallone d’oro?”. Credi che Messi non lo meritasse? “Non è che non lo merita. Io non so bene i criteri per la scelta, da sempre però viene dato a chi nell’anno solare ha vinto qualcosa di importante. Quest’anno Messi ha fatto tanti gol, ha vinto la classifica cannonieri e il campionato spagnolo, però con la propria Nazionale ha fatto poco e soprattutto lui era presente nel 4 a 0 subito dal Barcellona a Liverpool. Io l’avrei dato ad un giocatore del Liverpool, a Van Dijk che mi sembra per statistiche il miglior difensore al mondo o ad Allison, che tra l’altro ha anche vinto la Coppa Sudamericana con il Brasile. Poi ognuno ha le proprie preferenza, magari avranno giudicato le qualità tecniche, però non mi sembra fossero queste le discriminanti”.
Andiamo al campionato dove la classifica dopo 14 giornate vede alle prime quattro posizione Inter, Juventus, Lazio e Cagliari. Te lo aspettavi? “Inter e Juventus me lo aspettano, Lazio e Cagliari no. Mi aspettavo Roma e Napoli con l’aggiunta dell’Atalanta, come nella passata stagione. La Lazio è tornata quella di due anni fa ed è tornata ad essere un squadra solida che sa pungere e ha variabili notevoli con un Immobile superlativo. Il Cagliari è una sorpresa molto lieta perché a me è sempre stato molto simpatica la squadra sarda. Il fatto che Maran stia facendo così bene e che abbiano scelto giocatori così mirati per il suo gioco è una cosa bella. Il Cagliari va a rinfoltire quel gruppo di squadre come l’Atalanta, Roma e Napoli che lottano per un posto in Champions”.
Questo duello tra Inter e Juventus secondo lei durerà fino alla fine? “L’Inter sta viaggiando al massimo della condizione, anche se ha avuto infortuni notevoli come quelli di Sensi, Asamoah e Barella. Non ha la rosa della Juventus, ma è riuscita comunque fin qui a tenergli testa ed è lì davanti. Mi auguro che possa essere un duello fino alla fine soprattutto perché veniamo da alcuni campionati abbastanza scontati. Un po’ di pepe ci sta bene”.
Fa piacere che abbiano paragonato la coppia Lukaku Lautaro a quella gloriosa composta da lei e Ramon Diaz nel ’88-’89? “Mi ha fatto piacere perché io li guardo con attenzione e mi piace molto l’intesa che hanno, il cercarsi e il gioire del gol del compagno. In questo rivedo il rapporto fraterno che avevo in campo con Ramon Diaz. Per il resto abbiamo caratteristiche e di un calcio completamente diverso. Lo spirito è lo stesso“. Da grande attaccante, come si spiega il periodo difficile di Cristiano Ronaldo? “Può capitare un momento di appannamento. Gli è successo anche lo scorso anno, forse non in maniera così marcata, di non essere in un forma eccelsa. Credo stia lavorando per arrivare al top in primavera, o meglio da febbraio quando ripartirà la Champions. Penso che la Juventus e lo staff si aspettino un Ronaldo per quel momento della stagione come aveva fatto anche lo scorso anno contro l’Ajax seppur a mezzo servizio è riuscito a fa gol sia in Olanda che in casa”.
Il Napoli è in crisi e Ancelotti impone un ritiro, lei che è stato giocatore crede che sia utile che una squadra vada in ritiro? “Io non li ho mai amati, secondo me non servono. Diciamo che sono necessari per dare un immagine all’esterno. Quando si va male, in squadre dove c’è una grande pressione, le cose sono le stesse di 30 anni fa: i giocatori escono la sera tardi, non fanno una vita da professionisti e tutti li vedono alle 2 di notte in giro. Quindi il ritiro serve più che altro a dare un alibi al pubblico. Anche perchè personalmente quando c’è un momento di crisi io ho sempre cercato di fare le stesse cose che facevo prima con maggiore tranquillità, cercando di portare la mente alla massima rilassatezza. Secondo me questo non lo fai in ritiro, perché quando sei li pensi tutto il giorno alle difficoltà, non riesci a staccare e a rilassarti”.
Parliamo di Milan, non sembra riduttivo per un club che ha la storia dei rossoneri che l’unica speranza per il futuro sia l’arrivo di un giocatore fortissimo come Ibrahimovic, ma per sempre a fine carriera e di 38 anni? “Anche li la pressione è altissima e l’idea di partenza di questa nuova proprietà è molto diversa da quella della presidenza Berlusconi. Loro vogliono una squadra giovane che possa giocarsi un posto in Champions. Le spese sono limitate e i dirigenti devono muoversi di conseguenza. Su Ibrahimovic credo sia una scelta nostalgica che nasca dalla difficoltà che ha oggi Piatek nel fare gol. Ibra può portare i gol che fin qui sono mancati e dare un lustro alla squadra con un nome importante. É un ritorno nostalgico. Io personalmente non lo farei, ma può essere che possa servire”.
Nei sorteggi per Euro 2020 l’Italia ha pescato Turchia, Galles e Svizzera. Dove può arrivare la Nazionale di Mancini? “Mancini ha fatto un lavoro a 360 gradi. Tattico e psicologico sui ragazzi. Gli ha dato tranquillità e alcuni giocano meglio in azzurro che nelle loro squadre. Ha dato una prospettiva al gruppo dando delle possibilità anche a tanti ragazzi giovani che giocavano poco con le proprie squadre di appartenenza. Io penso che questo girone ci abbia dato un’indicazione ben precisa: poteva andare peggio e quindi il girone si passa. Poi credo che i tanti giovani che fanno parte di quest’Italia possano ricambiare la fiducia che gli ha dato Mancini con grandi prestazioni. Penso possano giocarsela con tutti”.
Chi è al momento la più importante promessa del calcio italiano? “Dico Barella e Sensi, due giocatori di centrocampo sorprendenti perché non hanno fisicità ma hanno una forza di gambe e una tempra da campioni. Mi piacciono moltissimo”. Per chiudere, quest’anno in Serie A si segna molto, quanti gol avrebbe segnato Aldo Serena giocatore? (Ride). “Non lo so. I gol sono il momento esaltante della partita, quindi più ne vengono e meglio è per la tua squadra e per lo spettacolo. Io ho sempre cercato di farne mettendomi però al servizio della squadra, per quello mi piacciono gli attaccanti che non finalizzano solo. Io ero un attaccante con caratteristiche ben definite, non ero bravo a far tutto. Facevo bene alcune cose e male altre. Se ero messo in certe condizioni potevo fare la differenza, altrimenti no”.
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