di Max Bambara -
L'ultima voce è di quelle forti: Bernard Arnault, il secondo uomo più ricco al mondo, sarebbe interessato all'acquisto del Milan. Chi scrive non sa, ovviamente, se ciò può rispondere al vero o meno. Può darsi che l'interesse del magnate francese sia reale, così come potrebbe essere una panzana, particolarmente utile durante il mese di luglio, per dare qualche tema di discussione nelle televisioni e sui giornali. Di certo va registrato che non si tratta della prima voce su un possibile cambio di proprietà ai vertici del Milan. Queste voci però, nascono da una sorta di preconcetto comune sull’attuale proprietà del Milan, ossia che ad un hedge fund non interessi gestire un club calcistico per un lungo periodo. Se riavvolgiamo il nastro degli eventi ad un anno fa, poco prima che Elliott escutesse il pegno in ragione del mancato aumento di capitale da parte di Mister Li, si erano rincorse parecchie voci su alcuni miliardari interessati al Milan.
Basti pensare a Rocco Commisso, italoamericano, da qualche settimana nuovo proprietario della Fiorentina, oppure al facoltoso Tom Ricketts, appartenente ad una delle dinastie più importanti degli USA. Entrambi avevano pubblicamente manifestato interesse per un'eventuale acquisizione del Milan ma, ai primi di luglio, il fondo Elliott seppe stupire tutti, in quanto scelse di escutere il pegno sulle azioni del club e di gestire in proprio la società rossonera. In tanti allora dissero che il fondo americano aveva interesse a gestire il Milan per un periodo relativamente breve. In virtù di una opinione largamente condivisa sui media infatti, l'obiettivo finale del fondo sarebbe quello di guadagnare dalla cessione di un club rivalutato e ristrutturato. Tale opinione ha certamente un senso dato che stiamo parlando pur sempre di un hedge fund di Wall Street, ma le mosse della dirigenza e della proprietà del club negli ultimi mesi potrebbero essere sintomatiche di un'altra visione. Partiamo dai numeri per dar senso a quanto vogliamo sostenere: Elliott ha speso per acquistare il Milan 303 milioni di euro, ossia la cifra che aveva prestato a Mister Li.
A tale somma però vanno aggiunti i 32 milioni di euro di aumento di capitale sottoscritti in una data quasi coeva all'escussione del pegno. Nei primi 3 mesi di gestione, inoltre, il fondo di Paul Singer ha proceduto al rimborso delle obbligazioni emesse presso il Terzo Mercato della Borsa di Vienna per un totale di 123 milioni di euro. Tali obbligazioni sono state trasformate in prestito soci a tasso 0. A ciò vanno poi aggiunti altri 51 milioni di euro di aumento di capitale sottoscritti dalla proprietà fra agosto e settembre 2018. A queste cifre va infine aggiunta l'ultima perdita del bilancio di esercizio, 123 milioni di euro, ripianata da Elliott nella qualità di azionista unico del club. In totale quindi, il Milan è costato ad Elliott 632 milioni di euro soltanto nel primo anno. Non è tutto però. Il Milan infatti, qualche giorno fa, insieme all'Inter, ha presentato un progetto al Comune di Milano che prevede investimenti privati per oltre 1,2 miliardi di euro, ai fini della costruzione del nuovo stadio in un’area già appositamente individuata. Si tratta di un impegno della proprietà rossonera per un investimento vicino ai 600 milioni di euro, dato che le spese verranno divise in parti uguali fra i due club meneghini.
Insomma se la guardiamo esclusivamente dal punto di vista del mero guadagno, qualora il fondo Elliott volesse vendere il Milan oggi, dovrebbe trovare un acquirente capace di versare almeno una cifra vicina ai 700 milioni di euro per avere un guadagno su quanto finora investito (632 milioni considerando il ripianamento dell’ultima perdita di esercizio). Questa prospettiva, ad oggi, appare abbastanza difficile. Qualora invece l'obiettivo del fondo di Paul Singer fosse quello di vendere il Milan fra qualche anno, dopo aver avviato i lavori dello stadio e magari aver ripianato le perdite di qualche altro esercizio, Elliott dovrebbe trovare un compratore pronto ad investire una cifra ben superiore al miliardo e trecento milioni di euro per poter fare un guadagno reale (ai 632 milioni spesi sinora andrebbero infatti aggiunti i soldi dello stadio e dei ripianamenti di bilancio dei prossimi anni). Diviene lecita, a questo punto, una domanda: è davvero la vendita del Milan in un arco temporale medio-breve l'obiettivo del fondo Elliott? A giudizio di chi scrive, va tenuta in considerazione anche un’altra ipotesi, ossia che la proprietà americana stia lavorando con l’obiettivo di dare una struttura solida al Milan, nell’ottica di una futura quotazione in borsa del club che permetta di mantenere comunque la maggioranza assoluta delle quote. Certezze sul punto non è possibile averne. I numeri fin qui analizzati, tuttavia, ci invitano ad iniziare a considerare l'idea per cui forse, nel lungo periodo (ossia in circa dieci anni), l'A.C. Milan può avere prospettive di espansione commerciale e di crescita sul piano del fatturato (e quindi degli utili annuali) che sono assolutamente inimmaginabili in questo momento storico.
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