Uno spettacolo piuttosto deludente in quello che gli appassionati definiscono la Scala del calcio: pochi applausi e troppi ragionamenti
Alla Scala, del calcio sia chiaro, sono abituati a prime di assoluto livello. Ma la sensazione respirando l’aria che tira sulle due sponde del Naviglio è che gli spettatori non aspettassero l’evento con il solito fermento. Milan ed Inter rimandano la faccenda al 23 aprile. Solo a quel punto scopriremo chi parteciperà al grande ballo dell’Olimpico. Il derby lascia comunque degli spunti interessanti. C'è una squadra, quella nerazzurra, che non riesce più a vincere nei derby: nei quattro giocati dopo l’addio di Stefano Pioli il bilancio sorride, infatti, ai cugini rossoneri (2 sconfitte e 2 pareggi). I calciatori di Paulo Fonseca prima, e Sérgio Conceição oggi, hanno premuto un interruttore che fino a pochi mesi fa sembrava invisibile ai loro occhi.
Milan-Inter, quanta delusione nel derby alla Scala del calcio
Affrontano la gara con un altro ritmo, una fame diversa e una solidità tattica che manda in corto circuito i loro avversari. E con un Leão in più. Che quando è nel prime - linguaggio social - non ce n’è per nessuno. In difesa degli allenatori però va ammesso che non sempre lo sia stato quest’anno. Da portoghese a portoghese, i meriti sono anche di Sergio per aver capito che, per bloccare l’Inter, non devi concedergli spazio. Lo ha fatto disegnando un 4-4-2 sul blocco medio che all'occorrenza diventava 5-4-1 per barricarsi e occupare meglio il campo. Risultato? Retropassaggi. Per ricominciare la manovra addirittura da Josep Martinez e cercare di aprire le maglie rossonere.
Non a caso il gol del pareggio dell’ex Hakan Çalhanoğlu, neanche troppo scontato se si pensa alle sue ultime prestazioni nella sfida diretta al suo passato, è arrivato con una botta da fuori area. Soluzione di emergenza quando le cose si mettono male. I nerazzurri non vincono ma hanno almeno imparato a non perdere: 2 volte sono andati in svantaggio e 2 volte hanno recuperato. Adesso sta a loro trovare l’interruttore che nella scorsa stagione li ha resi invincibili e campioni. Ma la differenza sta anche nel calendario, fittissimo quello interista, organizzato quello del Milan.
Inter, fuori una dal tour de force
La squadra di Simone Inzaghi si lascia alle spalle la prima delle 8 partite da giocare solo ad aprile tra Serie A, Coppa Italia appunto e Champions League. Nel calderone aggiungete la difficoltà di giocarsi una semifinale contro i nemici di sempre e senza personalità di spicco come Lautaro, Dimarco e Dumfries: 30 gol e 17 assist in tre. O forse la scorpacciata quasi quotidiana di calcio ci sta smorzando l’appetito. Si gioca troppo, ne risente lo spettacolo offerto da calciatori strapagati, è vero, ma non comunque costretti a scendere nell’arena come soldati impervi. La stagione è ancora lunga, i trofei in palio molti e la paura di alzare bandiera bianca spesso mette le catene alla motivazione di divertirsi e far divertire.Il Derby d'andata finisce con un gol per parte! 🤝⚡️#MilanInter #CoppaItaliaFrecciarossa pic.twitter.com/kDk55CEfkA
— Lega Serie A (@SerieA) April 2, 2025
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