Brehme, Matthäus, Lucio, Shaqiri e oggi Pavard: tra Bayern Monaco e Inter il confine è sottile. Una saga di campioni che hanno segnato epoche e ribaltato equilibri. E ora la Champions riaccende il filo invisibile che lega Monaco a Milano.
Brehme e Matthäus
Nel 1988, il vento del Nord soffia con forza a Milano. Brehme e Matthäus varcano i cancelli della Pinetina, silenziosi e letali. Sono i pilastri dell’Inter di Trapattoni, quella dello scudetto dei record. Uno, terzino ambidestro, capace di disegnare traiettorie impossibili con entrambi i piedi. L’altro, leader assoluto, marcatore feroce e incursore implacabile. Insieme, sono il motore pulsante di una rivoluzione tattica e culturale. Lothar non si ferma lì: nel 1990 vince il Pallone d’Oro e il Mondiale, proprio grazie a un gol di Brehme nella finale contro l’Argentina. Quando si rompe il ginocchio nel ’92, sembra finita. Ma il Bayern lo richiama, lo rivuole, lo rivitalizza. Da lì, altri quattro campionati e una carriera allungata fino ai 39 anni.
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