L'ex terzino sinistro di Fiorentina e Parma Alberto Di Chiara analizza Italia-Bosnia: il pericolo vero è nella testa. E dopo Zenica, dice Di Chiara, il calcio italiano ha un conto più grande da saldare
Le scelte di Gattuso
Lei ha condiviso lo spogliatoio con Gattuso al Perugia in un momento particolare: Lei era a fine carriera, lui agli inizi, ma già con quella personalità e determinazione che hanno segnato tutta la sua carriera. Conoscendolo come lo conosce, dopo Retegui contro l'Irlanda, gli darà fiducia dal primo minuto o sorprenderà con Pio Esposito?
"L'hai detto bene: Gattuso era giovane ma già di grandissimo carattere. Non dimentichiamoci che a un certo punto lasciò Perugia per iniziare la sua avventura in Scozia, per poi tornare in Italia, alla Salernitana, e arrivare ai fasti del Milan, con Nazionale e Coppa del Mondo. Il suo motto è sempre stato dare tutto in campo. Ha sempre capito i suoi limiti soprattutto e li ha compensati, diventando uno dei più forti interditori a livello internazionale. Tutto potevi pensare, meno che diventasse allenatore e arrivasse in Nazionale: eppure ha trasportato quella grinta, si è affinato, e la sua caparbietà e schiettezza positiva possono fare bene a una squadra che ha bisogno di fiducia e semplicità mentale.
Su Retegui, ogni allenatore tasta il polso per capire chi è nelle condizioni migliori. Contro l'Irlanda forse non è apparso al massimo. Dal di fuori, Pio Esposito sembra quello che sta meglio in questo momento — ma non metto la mano sul fuoco sulla scelta che farà Gattuso".
Marco Palestra sta crescendo e c'è chi chiede più spazio per lui a scapito di Politano. È il momento giusto per dargli fiducia in una finale per il Mondiale, o in partite così non si sperimenta?
"Se sta bene, bisogna dargli fiducia — mai come in questo momento, visto che non c'è un blocco dominante di nessuna squadra e bisogna raschiare il barile per le convocazioni. Palestra ha dimostrato di valere con una squadra che sta lottando ancora per non retrocedere: ha sorpreso tutti. È un uomo di fascia con una stazza fisica imponente, ma con l'agilità, la forza e la tecnica per arrivare sul fondo e mettere palloni importanti. Te lo dice un terzino: quando arrivi sul fondo e metti il pallone in mezzo, è sempre pericoloso. Oltre ai talenti, quello che manca all'Italia è esattamente questo: uomini che saltano l'uomo, che creano superiorità numerica, che arrivano sul fondo. Non a caso le squadre che li hanno sono quelle che segnano di più".
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