L'ex terzino sinistro di Fiorentina e Parma Alberto Di Chiara analizza Italia-Bosnia: il pericolo vero è nella testa. E dopo Zenica, dice Di Chiara, il calcio italiano ha un conto più grande da saldare

Le parole sul calcio italiano oggi

FC Parma Unveils The 100 Years Anniversary Logo
PARMA, ITALY - FEBRUARY 27: Alberto Di Chiara of Parma Radio attends an event to unveil the FC Parma centenary logo at Stadio Ennio Tardini on February 27, 2013 in Parma, Italy. (Photo by Dino Panato/Getty Images)

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Dodici anni fuori dal Mondiale: quanto Lei sente il peso di questa assenza? E quanto sarebbe importante per le nuove generazioni ritrovare la Nazionale in un Mondiale?

"Ci sono ragazzi di dodici anni che non hanno mai visto la Nazionale giocare un Mondiale. Questo la dice lunga. E non è solo una questione di assenze: nelle ultime due edizioni a cui abbiamo partecipato, l'Italia ha fatto da comparsa. Questo calcio andrebbe rifondato. Bisogna tornare a sfornare i Baggio, i Totti, i Del Piero, i numeri 10 e i numeri 9, i grandi centravanti come Pippo Inzaghi — quei giocatori che nel 2006 ci hanno fatto vincere il Mondiale, e che in quella squadra andavano anche in panchina ogni tanto. È lì la misura di quanto siamo sprofondati.

Manca soprattutto una cultura: andiamo a scopiazzare gli altri invece di ritrovare la nostra identità, quella che ci ha portato a vincere quattro Mondiali. Non bisogna assillare i settori giovanili con tecnicismi e modulistiche: il calcio è più semplice di quanto certi 'filosofi' — che sono diventati molti allenatori, o che li hanno fatti diventare — vogliano far sembrare. Ritrovare la Nazionale a un Mondiale è indispensabile per rilanciare un calcio italiano che continua, con qualche piccola frenata, a precipitare". 

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