di Max Bambara -
Vedere oggi i ragazzini parlare di bilanci delle società calcistiche fa male al cuore. La trovo una cosa innaturale, la giudico una forma irragionevole di violenza su delle personalità in formazione dal punto di vista sportivo. I ragazzini non hanno bisogno di sapere cosa sia una plusvalenza o di familiarizzare con il concetto del pareggio di bilancio.I ragazzini, a mio avviso, hanno bisogno esclusivamente di sognare, di innamorarsi di quei giocatori che rubano la loro attenzione, che infatuano i loro cuori.
Il calcio è una magia meravigliosa ed ogni ragazzo ha il sacrosanto diritto di sognare. Ci sarà tempo e modo, in futuro, per familiarizzare con concetti finanziari ed economici. Ad ogni tempo le sue necessità. Chi scrive ha avuto la fortuna di crescere, da ragazzino, in un’epoca in cui potevi ancora imparare a memoria le formazioni. Potevi sperare che un giocatore indossasse la tua maglia per un’intera carriera, potevi pensare che una stagione negativa che si stava chiudendo per la tua squadra del cuore, lasciava comunque lo spazio per un’estate speciale, in cui i sogni fossero al livello della fantasia.
Oggi invece tutto questo sembra follia. Il famoso fair play finanziario, non solo ha creato un cartello di club eletti che possono sentirsi quasi intoccabili, ma ha persino tolto a tante tifoserie la possibilità di sognare, di credere in qualche acquisto capace di cambiare le carte in tavola. Non si può più perché, mentre una volta imparavamo a memoria le formazioni, oggi impariamo a memoria i mantra che ci ha insegnato Santa Madre Uefa. “Senza i ricavi della Champions League si può fare solo un mercato in equilibrio finanziario”, ha così sostituito quel “Galli, Tassotti, Maldini…” che spesso scandiva l’incedere delle nostre giornate.
Se la componente finanziaria prende il sopravvento sulla componente ludica e speranzosa del calcio, levando ai tifosi il diritto di sognare, probabilmente la strada verso la rottura del giocattolo è stata intrapresa in maniera definitiva. Pertanto, dalle sedi illuminate di Nyon, dovrebbero iniziare a porsi qualche domanda: quanto continuerà ad essere attrattivo il calcio verso le nuove generazioni se in 3 su 5 delle principali leghe calcistiche europee, ci sono tre squadre che non hanno concorrenza e che possono continuare a vincere finanche 20 scudetti consecutivi?
Ed inoltre che emozione porta un titolo vinto per il quale si arriva a rimandare la festa perché ormai viene visto come un qualcosa di scontato e probabilmente automatico? La grandezza di un vincitore in un campionato, sta nella forza degli avversari superati, non nel deserto della competitività. Nella competizione nasce la gioia assoluta di una grande vittoria. A volte, per andare avanti, bisogna semplicemente guardare indietro. Non c’è vergogna. Tornare al sistema precedente alla normativa del FPF è l’unico modo per dare un senso anche ai campionati nazionali, ormai cannibalizzati da 1 squadra o da 2 se parliamo della Spagna (fa eccezione la Premier League, ma è un sistema non duplicabile).
Era tutto molto semplice: per avere la licenza UEFA bisognava non avere debiti scaduti. Chi incorreva in detta omissione veniva, suo malgrado, escluso dalle competizioni europee per un anno. L’UEFA puniva correttamente chi aveva una situazione debitoria sfalsata, ma non entrava nei meandri dei deficit dei club, lasciando massima libertà di azione ai proprietari degli stessi. Con quel sistema, nessuno riuscì mai a vincere la Champions League per 2 volte consecutive (l’ultimo fu Sacchi col Milan, ma si chiamava ancora Coppa dei Campioni), tanto era alto il livello di competitività. Col sistema attuale, il Real Madrid ha vinto le ultime tre Champions League consecutivamente.
Urge dunque far uscire il calcio dalle sale della burocrazia per riavvicinare i ragazzini a questo meraviglioso sport.Continuare a perseverare nell’errore è soltanto un modo per mietere vittime fra potenziali nuovi appassionati al calcio. Vincere sempre, senza competizione, non è bellissimo: è la cosa più noiosa del mondo e ti fa perdere il significato della gioia sportiva.
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