di Simone Ducci -
Totti
Le parole pronunciate l'altro ieri da Francesco Totti in conferenza stampa continuano a lasciare strascichi importanti in seno alla tifoseria capitolina. Molti supporters infatti si sono immediatamente schierati con le parole dell'ex numero 10, il cui futuro sarà lontano - almeno per un po' di tempo - dalle vicende della sua seconda casa di Trigoria. A mente lucida però possiamo tornare ad analizzare alcuni punti trattati dall'ex dirigente giallorosso, provando a interpretarli alla luce di quanto sia stato concretamente posto in essere da Pallotta e dai suoi dirigenti.
DEROMANIZZAZIONE - Uno dei punti su cui Totti ha posto l'accento è stato quello relativo alla fantomatica 'deromanizzazione' voluta da Pallotta sin dal suo insediamento: "Mandare via i romani dalla Roma è sempre stato un loro pensiero fisso e alla fine ci sono riusciti. Gli americani hanno cercato di mandarci via". Quello che cozza queste parole è la grande presenza della colonia romana in squadra (Florenzi, Lorenzo e Luca Pellegrini), nonché i rinnovi di Totti e De Rossi proprio nell'era americana. Come la mettiamo poi con il contratto da dirigente offerto a Totti e anche a De Rossi?
ANTONIO CONTE - "Io e Guido Fienga abbiamo trattato con lui, vedendolo diverse volte e ricevendo un ok. Successivamente Conte ha scelto l'Inter perché qui avrebbe dovuto subire una rivoluzione". In realtà il fatto che Conte non fosse alla portata della Roma era già palese da tempo. Al tecnico pugliese, oltre a un contratto ultramilionario, si sarebbero dovuti garantire investimenti importantissimi senza ovviamente cessioni illustri. Il suo rifiuto quindi è stata una cosa naturale. Se si fossero contattati i vari Allegri, Mourinho o Guardiola il risultato sarebbe stato lo stesso: vengo ad ascoltare l'offerta, ringrazio e arrivederci.
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Roma, da Pallotta al male della squadra: l'analisi delle dichiarazioni di Totti
I DIRIGENTI E IL MALE DELLA ROMA - Dopo aver dichiarato di voler mettere in difficoltà la Roma, l'ex capitano si è così espresso sulla sua presenza ingombrante all'interno di Trigoria: "Qualcuno mi ha pugnalato, alcuni non vogliono che stia dentro Trigoria. Ci sono persone che fanno il male della Roma lì dentro e Pallotta si fida di loro". Ora un calciatore di un'altra squadra che sente queste parole perché dovrebbe accettare di giocare per una società simile? In questo senso si è messa la Roma in difficoltà.IL SAPER FARE IL DIRIGENTE - "Il primo anno ci può stare che una società non ti affidi in blocco compiti importanti; il secondo anno invece avevo capito quello che potevo dare ma non mi è stata data la possibilità". Premesso che fare il direttore tecnico e il calciatore sono due cose completamente diverse, bastano due anni per diventare un dirigente navigato come i vari Galliani e Marotta per esempio?
"MI HANNO FATTO SMETTERE DI GIOCARE" - "Tutti sanno che mi hanno fatto smettere". Detta così sembrerebbe essere una questione pianificata diabolicamente. In realtà una società ha semplicemente preferito non rinnovare a un calciatore di 40 anni, offrendogli al contempo un contratto da sei anni da dirigente (rivedere punto sulla deromanizzazione). Sembra una decisione più che legittima. Società e tifosi sono e devono essere due facce della stessa medaglia. Anche la Juventus liquidò Del Piero, continuando a vincere ma questa è un'altra storia.
IL DESAPARECIDO PALLOTTA - "Con Pallotta non ho mai parlato dal momento del mio addio ad oggi". Anche questa è una cosa normale in ogni società. I problemi e le questioni arrivano all'elemento apicale dell'azienda per il tramite di terze persone, in modo che le informazioni arrivino nella maniera più diretta e chiara possibile. La scala gerarchica serve anche a questo".
A prescindere da come siano andate a finire le cose, Totti rimarrà per sempre un simbolo di Roma e del calcio italiano. Niente è perduto definitivamente. Lo sa anche il diretto interessato: "Non è un addio, è un arrivederci".
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