di Simone Ducci -
James Pallotta
È ormai divenuta di dominio pubblico la notizia del deferimento del Milan alla Camera arbitrale da parte della UEFA. Il motivo? Il mancato rispetto del pareggio di bilancio "nel corrente periodo di osservazione determinato nella stagione 2018/19 e riguardante gli esercizi conclusisi nel 2016, 2017 e 2018". La notizia, oltre a complicare non poco il progetto sportivo della società, che rischia nel peggiore dei casi di essere esclusa dalle coppe europee, avrà sicuramente strappato un sorriso ironico al presidente della Roma James Pallotta.
Non è un mistero infatti che il numero uno capitolino si sia sempre scagliato sulle scelte di mercato - da lui considerate scellerate - del club rossonero, che da parte sua appare più che tranquillo in questa situazione. Il focus della questione infatti ha sempre riguardato le grandi spese messe a bilancio dal club milanese, in spregio a quella serie di vincoli rispettati dall'etere societario capitolino: "Non ho idea - dichiarò Pallotta nel luglio 2017 - di cosa stia succedendo. Il Milan non ha i soldi per fare una squadra: hanno preso 300 milioni in prestito a interessi molto alti. Ne pagheranno le conseguenze. Quando stipendi e ricavi saranno uguali, non so che succederà. Stanno perdendo la testa!".
Milan, ricordi Pallotta? Ecco perché è fallito il FFP della UEFA
Il monito del presidente giallorosso Pallotta sembra oggi tremendamente attuale. Dal suo insediamento nella Capitale ad oggi, la Roma è stata sempre decisamente attenta sul fronte entrate/uscite di bilancio. Un equilibrio in tal senso, sebbene siano presenti ancora debiti, è stato raggiunto prendendo anche scelte impopolari (vedasi le cessioni di Alisson, Nainggolan, Strootman, Marquinhos, Benatia e non solo).A prescindere da quello che accadrà al Milan, una riflessione sul FFP è bene che sia fatta. Questo sistema 'virtuoso' è innegabile che abbia fallito nel suo scopo principale: cercare di rendere meno visibili le differenze economiche dei club. In questo senso la domanda di Pallotta, pronunciata lo scorso febbraio, ci fornisce un giusto spunto: "Non è meglio prendere 12 milioni di euro di multa e accettarla piuttosto che vendere i giocatori?". In un sistema come quello attuale, i virtuosi rischierebbero di passare per fessi mentre i furbi rimarrebbero tranquilli e impuniti. Sarà il Milan la chiave di volta dell'intero sistema? Alla Camera arbitrale l'ardua sentenza.
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